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LAYNE STALEY PDF Stampa E-mail
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Scritto da ANGELO "ANUBI" D'ADDIO   
martedě 27 gennaio 2009
ImageUniti l movimento grunge per la provenienza geografica e per le tematiche delicate ed esistenziali più che per il sound, gli Alice in Chanis si affermarono nella prima metà degli anni in maniera tanto veloce quanto inaspettata. Tre full lenght album in studio, uno live, due EP e un imponente successo non bastano al cantante della band ad acquietare il proprio tormento. Trovato morto il 19 aprile 2002 (il decesso risaliva al giorno 5 dello stesso mese) nella propria abitazione di Seattle, a causa di un’overdose, Layne Staley era appena trentaquattrenne. La stessa droga che per anni gli aveva dato forza durante gli anni migliori della sua carriera con gli Alice in Chains lo ha prima logorato con una lenta e travagliata dipendenza, poi ucciso.

Nato il 22 agosto del 1967 nella città di Kirkland (piccolo centro vicino Seattle) Staley subì un primo, violento trauma all’età di 7 anni quando patì il divorzio dei genitori. Questo evento doloroso segnerà a fondo il suo spirito e contribuirà a determinare quella personalità chiusa e tormentata che con notevole frequenza si espliciterà nei suoi testi. Durante il liceo ebbe la seconda difficile esperienza: amava l’arte, la pittura e, soprattutto la musica, ma non lo studio e la disciplina. Gli fu imposto di frequentare un istituto per giovani con problemi sociali che complicò ulteriormente il rapporto del giovane Layne con gli istituti scolastici e l’ordine. Ma quelli del liceo sono anche gli anni in cui vi sono le prime soddisfazioni musicali. Inizia a suonare la batteria, si appassiona a band quali Black Sabat, Anthrax e Judas Priest e fonda, il suo primo gruppo: gli Sleeze.

Ma il suo destino prende un’altra direzione quando conosce nel 1987 Jerry Cantrell. Con lui fonda gli Alice N Chainz (questo era il primo nome della band) a cui si uniscono Mike Starr al basso e Sean Kinney alla batteria. Il gruppo poi muta il nome nel definitivo Alice in Chains, scelto proprio da Staley.

Il primo, significativo risultato della giovane band è il contratto con la Columbia Records. Con la major esce ad agosto del 1990 Facelift. Il successo arrise in maniera repentina agli Alice in Chains che, con questo lavoro, permetteranno alla scena di Seattle di uscire dall’underground anticipando di un anno gli straordinari successi di Nevermand dei Nirvana e Ten dei Pearl Jam. Due brani sono significativi: Man in a box, trasmesso a rotazione su MTV e We die young, anticipato in un EP e trasmesso con successo, dalle radio locali di Seattle.  Facelift contiene già tutti gli elementi che contraddistinguono il sound degli Alice in Chains: le influenze metal, i suoni sporchi tipici del grunge, le atmosfere buie, i toni malinconici  e, ovviamente, la voce cupa e inquieta di Staley.
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All’ottimo album d’esordio segue un inaspettato EP acustico, Sap, che non ottiene un riscontro ampio come quello dell’album precedente. Nel ’92 vede la luce quello che da molti è ritenuto il capolavoro della band di Seattle: Dirt. Fu un ampio successo di vendite e di critiche e uno degli album rock più venduti della storia secondo la classifica stilata da billboard. Brani come Sickman, Junkhead e Dirt sono basati sulle esperienze di Staley con l'eroina. Addirittura molti critici avanzarono l’ipotesi che i testi ispirati dalla dipendenza della droga abbiano contribuito al successo dell’album senza considerare, però, le doti artistiche di Staley e le capacità e la creatività del resto della band, in particolare di Cantrell. Sono questi gli anni d’oro degli alice in Chains, del grunge e del movimento musicale di Seattle; ma sono anche gli anni in cui la dipendenza di Staley dall’eroina diviene ormai fortissima, insuperabile, violentissima.

Visto l’ampio successo di Dirt si creò una vasta aspettativa per il lavoro successivo, atteso come un nuovo capolavoro del rock. Vide la luce, invece, nel ‘93 un nuovo EP acustico: Jar of flies. Ispirato anche quest’ultimo dalle stesse tematiche e dalle stesse atmosfere cupe, in versione semiacustiche, fu un ennesimo successo, un ulteriore prova delle capacità e della creatività della band di Seattle.
Inizia in questo anno, però, il declino di Staley. I problemi con la droga, malgrado i tentativi di disintossicarsi, si acuiscono. Gli Alice in Chains non vanno in tour a causa del malessere fisico di Staley causato dall’uso continuo di eroina. Non è lenita la sua vena artistica, però. Staley nel ’95, infatti, fonda un altro gruppo: i Mad Season con i quali realizza un unico album dal titolo Above. Formati dal chitarrista dei Pearl Jam Mike McCready e dal batterista degli Screaming Treese Barrett Martin, questo lavoro dà la possibilità ai membri dei Mad Season di comporre della musica diversa rispetto a quella dei rispettivi gruppi di provenienza. Il lavoro, infatti, raccoglie generi e sonorità eterogenee quali: il blues, il rock classico e il grunge.
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 Sempre nel ’95 gli Alice in Chains realizzano un altro album che debuttò al 1° posto nelle classifiche: l’omonimo Alice in Chains (celebre per riportare in copertina un povero cane con tre zampe). Anche in questo caso, malgrado il successo dell’album, non seguì il tour a causa delle pessime condizioni di salute di Staley. Ma tali condizioni non migliorarono, anzi. L’anno successivo ci fu l’ultima apparizione dal vivo per MTV Unplugged dopo circa due anni e mezzo di assenza dai palchi. Dell’evento è stato pubblicato l’album e il relativo video. Nonostante le condizioni di Staley erano visibilmente pessime, la performance fu impeccabile. Per l’occasione furono arrangiati in chiave acustica anche i brani più hard degli Alice in Chains.

Malgrado i successi personali, i giudizi di stima e il calore dei propri fun, Layne Staley non riuscì a risollevare la propria sorte. Minato nell’anima ancora più che nel corpo la sua vita procedeva verso un lento e imponderabile tracollo. Ma di lì a poco un altro tragico evento, di natura luttuosa questa volta, lo colpì. La morte della propria fidanzata, Demri Lara Parrot, a causa di una endocardite batterica. Demri era stato il più grande amore della vita di Staley, la persona che più gli era stata vicino durante gli ultimi anni, probabilmente la compagna designata per la vita. Dopo quasi sei anni di profonda depressione e di ritiro a vita privata, Staley si spense con una overdose della micidiale miscela di cocaina ed eroina.

Alla notizia della sua morte, diffusa con grande celerità, seguirono numerose veglie e la proliferazione in rete di messaggi in suo onore provenienti da tutto il mondo.
Ultimo aggiornamento ( martedě 27 gennaio 2009 )
 
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