|
Salve ragazzi presentatevi
ai lettori di Metal Zone. Chi siete e come vi siete formati?
La nascita degli Znort! Risale al 2002, quando il sottoscritto Aldo Moriani
(voce) e Gio Martinello (chitarra)decidono di avviare con Keivan Noamouz (basso)
un nuovo progetto,dopo lo scioglimento degli Ematoma (r.i.p.).Segue un lungo
lavoro in studio di ricerca dei suoni e di sperimentazione con le drum machine,
che porta all’uscita del cd “200 bpm”,nel 2004 entra a far parte degli Znort!
Emanuele Taddei (batteria), riesce ad integrarsi immediatamente con il gruppo
che ritrova subito la sua dimensione live.
Il vostro nome è un omaggio a un
fumetto degli anni 80, siete degli appassionati di fumetti o è stata una scelta
casuale?
Semplicemente pensavamo ad un nome che avesse un suono piu’ che un significato
preciso,un giorno,da chissa’ quale reminescenza adolescenziale mi sono ricordato
di Ranx Xerox e dell’impatto violento che avevano le sue strisce su’ chi le
leggeva (consideriamo che stiamo parlando degli anni ’80 e che certe cose non
erano facilmente digeribili,violenza gratuita,cinismo esasperato,bestemmie ecc.)
sono andato a recuperare un vecchio fumetto e l’ho portato a Gio e Keivan. Per
tutti è stata una folgorazione,il grugnito di rabbia di Ranx, appunto “Znort!”
era perfetto, rispecchiava perfettamente il nostro approccio con la musica. E’
stato cosi’che abbiamo deciso di rendere omaggio ai grandi autori che hanno
inventato o lavorato con Ranx Xerox, (Tanino Liberatore,Stefano Tamburini,Andrea
Pazienza ecc.)
Ascoltando il vostro ultimo lavoro “200
bpm” ho notato una ricercatezza unica a livello compositivo soprattutto per
quello che riguarda i testi, come nascono le vostre canzoni? E’ un lavoro di
gruppo ho c’è un “leader” che butta giù delle idee e gli altri ci lavorano
sopra?
Negli Znort! Non esistono leader, ognuno di noi ha delle caratteristiche che
vanno a completare un mosaico in cui tutti mettono il loro pezzo. Un brano può
nascere in vari modi, da un giro di chitarra, da un ritmo di batteria o da
qualcosa di scritto che ci va’ di musicare, lo sgrossiamo in sala prove, dove
tentiamo di dargli una struttura e un carattere, per poi registrarlo e lavorarci
in regia. Qui inizia un lavoro di ascolto e di sperimentazione che a volte può
portare allo stravolgimento dello stesso brano.
Altra vostra particolarità,
oltre ai testi, è la voglia di sperimentare soprattutto con l’uso
dell’elettronica. Questo sarà un vostro marchio di fabbrica o una scelta
momentanea e il vostro prossimo lavoro sarà meno “sperimentale”?
Siamo molto affascinati dalla sperimentazione elettronica e dalla possibilità di
inglobarla nei nostri suoni elettrici. In “200 bpm” sono presenti delle drum
machine, mentre il prossimo lavoro sarà suonato da Emanuele Taddei, quindi
qualcosa cambierà sicuramente nel sound, ma la voglia di usare dei suoni
elettronici credo che rimarrà una nostra caratteristica.
Nei vostri testi c’è molta rabbia,
soprattutto in “Firenze 1985”, come mai?
Per quanto riguarda i testi vale una sola regola! Parlare di tutto quello che
vogliamo, senza porsi il problema se quello che scriviamo è commerciabile o ben
digeribile da tutti. Amiamo fotografare quello che ci circonda e quello che
sentiamo nel modo più schietto e spietato possibile, amiamo le verità, anche
quelle più dolorose. ”Firenze 1985” è un flashback di 20 anni fa’, in un momento
storico in cui ti guardavi intorno e non c’era veramente niente, gli unici posti
di aggregazione giovanile erano squallidi bar dove passare il tempo a giocare a
flipper o a space invaders ( stavano appena nascendo le prime esperienze di
occupazione e autogestione), oppure il mondo della droga, inondato d’eroina per
sopire anche gli ultimi rigurgiti di una coscienza politica figlia degli anni
’70. Citerò una frase da “Polvere Fastidiosa”(INDIGESTI) per riassumere il
concetto: “…noi siamo polvere negli occhi di chi ci guarda,solo polvere
fastidiosa tra le labbra di chi ci ferisce.”
C’è qualche gruppo che vi ha
influenzato maggiormente e quali sono le vostre preferenze musicali?
Abbiamo età e culture musicali diverse, possiamo dire che esiste un comune
denominatore, la passione per la musica più dura, parlando di cose più o meno
recenti, la scena brasiliana (Sepultura,Ratos de Porao,Soulfly ecc…) a quella
Newyorkese (Agnosti Front,Biohazard,ecc.) per poi passare a cose più estreme
tipo Cannibal Corpse, Meshuggah o alcuni progetti di Techno-core.
Adesso a distanza di qualche mese
dall’uscita di “200 bpm”, che ne pensate del vostro lavoro, ne siete
soddisfatti?
“200 bpm” è un lavoro sorprendente è nato in maniera molto sperimentale,senza
avere la presunzione di diventare un disco, poi più che andavamo avanti con il
lavoro e più ci piaceva. Alla fine della pre-produzione abbiamo fatto sentire il
materiale al nostro fonico Alessandro Maffei che è rimasto entusiasta e ci ha
subito incoraggiato a completare il lavoro. Siamo tornati in studio con lui e
abbiamo cominciato a lavorare al mixaggio. Grazie anche ad Alessandro il
risultato finale ci piace molto, anche se sappiamo di poter fare di meglio.
Come è stato accolto dalla critica, ma
soprattutto dai vostri fans?
La critica ha molto apprezzato il nostro lavoro, oltre ogni aspettativa, anzi
direi che alcune recensioni ci sono servite per capire certe cose che avevano
bisogno di un riscontro esterno, quindi un momento di crescita che ci ha reso
più consapevoli dei nostri mezzi e dei nostri limiti. Per quanto riguarda i fans,
Znort! È un progetto nuovo e difficilmente paragonabile ai lavori precedenti
fatti sotto la bandiera Ematoma che avevano un taglio totalmente diverso, quindi
tutto da rifare, vi aspettiamo!
Durante i vostri concerti come è la
reazione del pubblico?
Come ho detto prima Znort! È un progetto nuovo,quindi non abbiamo avuto molte
occasioni per far vedere quello che sappiamo fare dal vivo, direi che però, dopo
un primo momento di smarrimento dovuto alla curiosità di sentire un cantato in
italiano su un tipo di sound solitamente cantato in inglese, si lasciano
velocemente trasportare dal pogo o al dondolio della testa.
Come giudicate la scena musicale
italiana, soprattutto quella underground?
Ci sono veramente tanti gruppi che meritano nel sottobosco italiano, ma
purtroppo non è facile farsi ascoltare con attenzione e c’è anche tanta merda
che cavalca la moda del momento o scimmiotta i gruppi famosi, dimenticandosi
delle proprie radici. Purtroppo è un fatto consolidato che l’Italia sia un
pessimo posto per chi fa musica, quindi niente di nuovo. Noi, per quanto ci
riguarda, ce ne freghiamo e continuiamo a fare quello in cui crediamo.
Quali sono i vostri progetti per il
futuro?
Stiamo lavorando in sala prove alla stesura di nuovi brani,e cerchiamo di
suonare a giro per promuovere “200bpm”. Il progetto più imminente è la
produzione di un video che stiamo cercando di realizzare.
Vi ringrazio per la vostra
disponibilità e lascio a voi la conclusione dell’intervista.
Premetto che non è una leccata di culo, ma voglio spendere le ultime parole di
questa intervista per ringraziare Metal-Zone e Gianfranco Belisario per
l’attenzione e la bellissima recensione di “200 bpm”. Per noi, una
considerazione cosi’ positiva nei nostri confronti, ha un enorme importanza
perchè premia un lungo e duro lavoro. Grazie a Tutti! Znort!
|