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WINTER OF LIFE PDF Stampa E-mail
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Scritto da FIMBULVETR   
mercoledì 31 agosto 2005

ImageRisponde all'intervista: Peppe.

Salve volete presentarvi ai lettori di Metal Zone? Chi sono e come nascono i Winter of Life?
Salve, penso che, come tanti, noi siamo nati come un gruppo di amici con una grande voglia di esprimersi suonando. Il gruppo è praticamente nato nel 2000 dall’esigenza che provavo di musicare dei miei testi, piuttosto che suonare per altri. Ma dall’incontro con Alessandro Martinelli (nostro ex chitarrista) abbiamo capito che era questo il progetto da portare avanti. Diciamo che per buona metà dell’esistenza del gruppo tutto si è retto sulla nostra amicizia, anche perché solo nel 2002 abbiamo cominciato ad avere un nucleo stabile con il quale abbiamo sviluppato, se si può dire, il nostro “stile”, inserendo un tastierista e cominciando a comporre con le voci pulite e growl e abbandonando il “giro” dei licei. Da allora, nonostante vari avvicendamenti alla voce, siamo riusciti a comporre i brani che formano Parentheses. Purtroppo subito dopo la registrazione, Alessandro ha preferito suonare con i nostri amici Endorphine, lasciando però un gruppo oramai compatto musicalmente e non…infatti anche se dolorosamente, siamo riusciti a ricostruire un collettivo molto affiatato, sia dentro che fuori il palco e la sala. Tanto è vero che il nostro nuovo cantante (e anche primo, dopo una parentesi nei, secondo me, validissimi e purtroppo defunti Funereum) è da sempre uno dei miei migliori amici.

Come è stato accolto il vostro ultimo lavoro “Parentheses” dalla stampa specializzata e dalle webzine?

Nonostante ci siamo mossi tardi nella presentazione della demo, a causa della “dipartita” di Alessandro, abbiamo avuto davvero delle buone se non buonissime recensioni, soprattutto pensando che si tratta di una prima demo,registrata quando ancora pochi di noi raggiungevano la maggiore età. La cosa che più mi ha lusingato, personalmente, è che, quasi la totalità delle recensioni ci riconosce una certa personalità e al di fuori dei difetti di produzione la cosa che più ha fatto discutere è quella che penso sia la caratteristica principale dei nostri pezzi: la complessità delle strutture dei brani… c’è chi l’ha ritenuta un qualcosa di personale e l’ha esaltata in maniera a volte anche un po’altisonante (che fa sempre piacere) e chi invece (e penso sia stato in leggera minoranza) l’ha trovato un modo poco leggibile, soprattutto per un gruppo che fa della melodia il suo centro, apprezzando tuttavia il lavoro. Penso che in ogni caso sia un dibattere molto lusinghiero perché vuol dire che a parte la tecnica il “concept” ha fatto discutere…nel nostro piccolo.

A distanza di quasi due anni dall’uscita dell’album, ne siete soddisfatti o c’è qualcosa che non vi ha soddisfatto appieno? In pratica suona come volevate?
Sicuramente la prima cosa che mi viene in mente è la produzione; si tratta certamente di una demo, e in fondo il nostro obbiettivo era il cercare di mostrare una certa leggibilità nonostante i parecchi intrecci strumentale, ed essendo stato il nostro primo lavoro in studio, abbiamo imparato che molti meccanismi vanno oliati prima di andare in sala d’incisione. Pensiamo infatti, per la prossima demo, di effettuare una pre-produzione “casereccia” e magari affidarci a qualche studio con mezzi più consistenti, dove però poter registrare con sicurezza e celerità. Dobbiamo ringraziare Maddalena Bellini del Jumping Spider Studio per la calma, l’amicizia e l’affetto che ci ha consentito di portare avanti la registrazione per quasi 2 mesi, e nonostante sia stato importantissimo per noi non vorremmo ripetere l’esperienza… Altro punto importante è che, vedendola a posteriori, nonostante penso sia un premio meritato per Ale il fatto di suonare e cantare su quei pezzi che erano tanto nostri quanto suoi, di certo ci ha in qualche modo danneggiato presentarci a case discografiche e webzine con un lavoro non suonato dalla line-up attuale. In più ci ha dato molta voglia di metterci in gioco con qualcosa di nuovo…nonostante poi non siamo mai stati tanto compatti e non abbiamo mai effettuato tanti live (pare apprezzati) quanto facciamo ora.

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Ci raccontate la nascite di un vostro brano, è un lavoro di squadra o ognuno butta giù in idea e in sala prove ci lavorate sopra?
Abbiamo sempre sperimentato modi diversi di composizione, solitamente è sempre il collettivo a lavorare, naturalmente se nei primi pezzi eravamo io ed Alessandro a buttare giù la maggior parte dei riff, ora ognuno a modo suo contribuisce. Sono molto felice del fatto che spesso ci scopriamo tutti uniti anche seguendo o improvvisando e limando strutture quasi mai lineari, è una sorta di equilibrio nel nostro disequilibrio,eheh…

Dal vostro sito si legge che sono già pronti i brani per il vostro prossimo lavoro dal titolo provvisorio “Mother madness” che dovreste registrare entro fine anno, volete parlarcene, sarà sempre sulla linea musicale del precedente?

Già Parentheses era, anche se in senso lato, una sorta di concept, Mother Madness forse avrà un’aggregazione maggiore tra i pezzi, anche se in fondo non si tratterà di una storia “da romanzo”, ma sempre qualcosa di collegato tematicamente o come percorso. Musicalmente penso che abbiamo estremizzato ancor di più tutte le caratteristiche del precedente lavoro. Le parti pesanti suonano più pesanti, le melodie sono sempre l’ingrediente principale e pure nei growl proviamo a dare un senso “melodico” o “tematico”. Ci saranno pezzi più semplici, ma mediamente saranno sempre vari e, spero, imprevedibili. Sicuramente penso che il lavoro si avvicini molto più a un qualcosa di progressivo e sempre meno a qualcosa di gotico…soprattutto per ciò che riguarda le voci e le melodie: più articolate, anche ritmicamente. Non per nulla ora siamo in quattro a cantare, eheh.

Che cosa vi ispira nella stesura dei vostri testi? La vita di tutti i giorni, i giornali o che cosa?
Da quando è nato il gruppo, l’unica limitazione che ho sempre imposto agli altri, anche vergognandomene un po’a dir la verità, è stata la necessità di scrivere io i testi. Ho sempre dato una grande importanza alla cosa e l’ho sempre considerato un necessario mezzo di comunicazione per me… anche la scelta dell’inglese, oltre ad essere quasi una necessità, mi ha dato la possibilità di unire musiche e testi ma di poterli vivere prima in momenti separati e poi, magari, amalgamarli. So che questo alla fine è un bisogno mio, perché probabilmente si soffermerà solo una piccola percentuale degli ascoltatori nella lettura. Da questo penso si capisca che si tratta sempre di qualcosa di personale: è una sorta di messaggio, a volte pure simile che cerca nel tempo di arrivare a una perfezione che non raggiungerà mai. D’altro canto non mi precludo niente, magari in un momento più calmo della mia vita potrei scrivere altro e probabilmente anche gli altri potrebbero dire la loro. Siamo tutte persone con qualcosa da dire, e chi più chi meno anche con posizioni e interessi politici e sociali, che in fondo trapelano sempre.

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Quali gruppi ascoltate e c’è ne qualcuno che vi ha maggiormente influenzato?
Beh, è un po’difficile rispondere a questa domanda… per due motivi, il primo è che siamo 6 persone molto differenti in quanto a interessi musicali, il secondo è che nessuno di noi è propriamente un “metallaro”, molti con un background musicale anche completamente diverso. Personalmente potrei trovare qualche denominatore comune in gruppi come Anathema, Pain of Salvation e altri…ma poi alcune influenze sono state legate a periodi, sicuramente all’inizio seguivamo molto i Sentenced. C’è fra noi anche chi ascolta solo musica molto meno pesante di quella che suoniamo, nonostante poi ci venga di far questo con passione. Io personalmente mi sto progressivamente discostando dal metal, portando poi anche nel gruppo un approccio più alternative alla composizione, così come Elia cerca personalità nei cantati anche molto discostanti dal genere in quanto tale. In fondo siamo ancora giovani e con una formazione musicale in cambiamento costante, l’importante, penso, sia sempre aver voglia di ascoltare e non precludersi nulla.

Come giudicate la scena musicale underground della vostra regione e quella italiana in generale?
Mi risulta complicato parlare di scena regionale, un po’ perché ci siamo quasi sempre mossi al di fuori di una vera e propria scena, ma soprattutto perché qui, a Napoli, è come se esistessero tante scene frammentate in cui ognuno ignora quasi l’operato altrui. Naturalmente di gruppi ne abbiamo conosciuti e ne conosciamo ma, tranne poche eccezioni, la maggior parte non esce dal circuito cittadino o regionale…anche a discapito di maggiore o minore validità. Noi personalmente abbiamo suonato in giro solo grazie al nostro lavoro nella ricerca di promozione e contatti, chi si muove meno, a questi livelli, è tagliato fuori. Pare poi che esista uno spazio di sopravvivenza nell’underground italiano a lungo termine quasi esclusivamente per gruppi che suonino in un determinato modo, a mio parere nell’ambiente underground è il manierismo che paga, chi ha qualcosa da proporre di diverso deve darsi alla disperata ricerca di un contratto o di molti contatti.

I Winter of Life e le case discografiche: qualcuno disposto ad ascoltarvi o solo porte chiuse?
Come dicevo prima penso che un po’ per inesperienza, un po’ per il cambio di line-up, ci siamo mossi tardi e abbiamo promosso un prodotto che non fotografa al 100 % la situazione attuale. Abbiamo avuto pochi contatti anche perché abbiamo spedito a poche case discografiche la nostra demo. Qualcuna ha mostrato anche interesse, ma immagino che sia necessario dare prova di longevità e stabilità. Per questo non vediamo l’ora di dare la luce al nuovo cd.

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I Winter of Life e la tecnologia: favorevoli o contrari al file sharing di brani musicali in mp3?
Personalmente, come gruppo emergente e come ascoltatori in un mondo di infiniti generi, sottogeneri, gruppi e progetti diversi, troviamo che il file sharing sia una grande opportunità per farsi conoscere e per conoscere. Ad esempio ora che sto ampliando di molto la mia conoscenza musicale, sto anche trovando sempre con più difficoltà gruppi che mi soddisfino pienamente, penso che senza il file sharing non avrei mai conosciuto band come i Dredg che purtroppo qui in Italia sono un prodotto di importazione. Certamente credo che chi, poi, è in grado di fornire un prodotto davvero valido, venga sicuramente premiato con l’acquisto del cd…è pure una questione di concorrenza. Certo l’acquisto è importante anche perché penso che ognuno vorrebbe vivere di musica, o anche solo poter andare avanti.

I Winter of Life e i concerti: come vi trovate nella dimensione live?
Sicuramente è stata e continua ad essere una grande palestra per noi, i live ci hanno dato l’opportunità di correggere errori e di sperimentare soluzioni nuove, ci hanno posto di fronte la necessità di migliorare la strumentazione e il rapporto con gli altri. Eravamo davvero sperduti nella nostra seconda serata a suonare di spalla ai Novembre davanti a 500 persone, ora, anche se con pubblico molto più ridotto, abbiamo più padronanza del palco. In più suonare in posti nuovi e vivere la reazione degli altri con cui suoniamo o “a cui le suoniamo” è sempre emozionante. E passare dalla propria città alla propria regione e ad altre città, fino ad arrivare alla nostra, speriamo per ora, unica data estera in Slovenia è sicuramente un qualcosa che riempie di gioia e che ci ha donato un’affinità tra noi mai provata. Eheh…e poi magari ci pubblicizziamo un po’: noi ci muoviamo dappertutto anche solo con il rimborso spese…(pure gettati nei carghi bestiame)…insomma: Winter of Life: accattatevillo!

Perché Winter of Life? E perché una copertina che rappresenta un particolare di un volto di donna con l’occhio in primo piano?

Winter of Life è stato il nome che ci siamo dati per la nostra prima esibizione in liceo, era il nome che mi frullava in testa per un pezzo che non avevamo ancora ultimato. Poi, però, penso che abbia in un certo modo anche racchiuso un po’ dello spirito del momento del gruppo…forse in un modo un po’ingenuo, ma anche semplice. Per la cover avevamo in mente di fare qualcosa di legato al contenuto del cd. Diciamo che parlando prevalentemente d’amore il volto della donna e l’occhio, che a mio parere è spesso uno specchio del resto, avevano un significato. In una prima stesura il volto doveva essere ripetuto due volte, una prima ghiacciato e con l’occhio di colore caldo e la seconda col volto fatto di foglie morte e l’occhio ghiacciato, un po’ per racchiudere il contrasto tra il freddo del nome del gruppo e il calore della musica. Poi abbiamo optato per un viso nella tela (anche se non molti l’avranno notato) seguendo il testo del pezzo: “For The Person I’ll Become”.

Progetti per il futuro, oltre il nuovo lavoro?
Beh spero che la nostra attività live si incrementi…magari anche condividere il palco con qualche gruppo più famoso sarebbe bello, anche perché forse nell’occasione coi Novembre eravamo ancora acerbi ed è capitata probabilmente nel nostro momento più buio. Poi penso che, come tuttora facciamo, cercheremo contatti e contratti,eheh… Principalmente, però, riuscire a provare sempre qualcosa nella composizione ed esecuzione di pezzi e testi.

Siamo in conclusione dell’intervista, intanto vi ringrazio per la disponibilità e lascio la parola a voi, potete dire tutto quello che volete.
Prima di tutto grazie a voi per l’intervista, e grazie a chi sarà riuscito a leggere tutto lo sproloquio di cui sopra… spero qualcuno si incuriosisca e vada a scaricare i nostri pezzi, che si trovano sul sito: www.winteroflife.com  o magari si voglia far spedire la demo, noi siamo a disposizione.
Poi il mio laitmotif: ascoltate la musica col cuore, e non vedendo la data di immissione sul mercato. Grazie ancora.

Ultimo aggiornamento ( martedì 29 luglio 2008 )
 
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