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Anche questa
intervista è realizzata con notevole ritardo, per colpa mia, ma
finalmente ho il piacere di intervistare il gruppo dei Promised Lie.
Salve, volete presentatevi ai lettori di Metal Zone, chi sono i Promised
Lie e come nascono?
I Promised Lie nascono nei primi anni novanta da un’idea di Gianluca
Piacenza (chitarra) e Marco Bodini (voce, chitarra), dopo alcuni innesti
e cambi di formazione tra il ’94 e il ’96 la band trova l’impianto
definitivo con Lucio Piccoli al basso e Gianni Melotti alla batteria. Da
subito i membri del gruppo si concentrano sulla scrittura di brani
originali cercando di creare un sound personale, di stampo
principalmente Hard Rock, con venature prog e funk. Dal 2000, dopo l’incotro
con Andromeda relix producono due album: “Promised Lie (2000)” e
“Episode II: Danger Zone (2002)”. Nei primi mesi del 2004 Gianni lascia
la band, che tuttora è alla ricerca di un nuovo batterista.
Complimenti per la vostra
ultima fatica, anche se risale a un paio di anni fa, “Episode II: Danger
Zone” come è stata accolta dalla stampa specializzata e dai vostri fans?
La risposta del pubblico è stata positiva, soprattutto da parte degli
ascoltatori per così dire meno giovani, a cui piace l’ hard anni
‘70/’80, e questo ci fa molto piacere essendo il genere da cui traiamo
maggior ispirazione. Questo trend lo abbiamo riscontrato anche nella
stampa, che ha sottolineato quanto determinate influenze siano presenti
nella nostra musica.
Come nasce un vostro brano,
è un lavoro di gruppo o l’idea di un singolo? Raccontateci la genesi di
un vostro brano.
Non abbiamo uno schema prestabilito, generalmente lavoriamo in sala
prove sulle idee che nascono dai singoli. Per lo più ci concentriamo
molto sugli arrangiamenti, sull’interplay tra i singoli strumenti. Ma
può capitare (è capitato) che qualcuno porti un pezzo finito, o un riff,
una melodia, un giro armonico, un concetto metafisico…
Che cosa vi ispira
maggiormente nella stesura di un brano, la vita di tutti i giorni, i
giornali, la televisione, o che cos’altro?
Personalmente trovo ispirazione in tutto ciò che mi emoziona. Vicende
personali, fatti di cronaca, un buon film (ma anche uno brutto), libri,
fumetti, e la musica stessa. Le emozioni sono chiavi che aprono porte
nella mia mente, permettendomi di entrare nella giusta dimensione per
poter creare qualcosa. A quel punto il processo prende una strada del
tutto autonoma, distaccandosi da quelle che erano le premesse ed è la
musica stessa a guidarmi. Voglio dire che non è scontato che un brano
parli, o sia riconducibile, a ciò che lo ha fatto nascere; anzi, è raro
che succeda. In generale, non pensiamo che le nostre canzoni debbano
veicolare determinati messaggi o posizioni; semplicemente speriamo che
le nostre emozioni, tradotte in musica, possano essere percepite e
condivise da chi ci ascolta.
La scena
metal attuale è orientata verso un genere più estremo, mentre voi
proponete dell’ottimo heavy metal che affonda le sue radici nei gruppi
storici come Van Halen, Queensryche, Extreme, non vi sembra una scelta
un po’ audace?
Penso piuttosto che se provassimo a produrre qualcosa di diverso
suonerebbe macchinoso e poco sincero; la nostra proposta non nasce da
una scelta precisa, se non dalla comunione dei gusti personali dei
singoli membri della band. Non ci siamo mai posti barriere, e quindi non
è escluso che in futuro possa nascere anche qualcosa di diverso,
tuttavia preferiamo continuare sulla nostra strada e sperare che prima o
poi le condizioni di mercato possano volgere a nostro favore. Fare
musica è per noi prima di tutto una passione, se provassimo a proporre
cose che non ci appartengono il progetto non avrebbe più senso.
Che genere di musica
ascoltate nella vita di tutti i giorni e quali gruppi vi hanno
maggiormente influenzato, oltre a quelli succitati?
Ascoltiamo di tutto, da Miles Davis ai RATM; ci piace il funk, il pop,
il jazz. A priori non escludiamo nulla o quasi, ma la nostra passione
rimane l’Hard Rock.. Tra i gruppi che più apprezziamo, oltre a quelli da
te citati, ci sono Aerosmith, Queen, Mr. Big, i primi Dream Theater, Yes,
Winger, Spock’s Beard. Questi sono i nomi che ritroveresti più spesso
tra i nostri dischi.
A distanza di qualche anno
dall’uscita di “Episodi II…” ne siete soddisfatti o c’è qualche cosa che
non è andata come volevate?
Restiamo molto soddisfatti, anche se oggi probabilmente non rifaremmo
tutto allo stesso modo, in particolare sentiamo il desiderio di dare
ancora più spazio alla nostra vena Hard e credo che questo si sentirà
nel prossimo disco.
Che ne pensate della scena
musicale italiana, c’è qualche gruppo che vi ha maggiormente
impressionato negli ultimi tempi?
Non conosco abbastanza la scena underground italiana per esprimere un
giudizio definitivo, ma se dovessi elencare i gruppi che mi hanno
colpito negli ultimi anni avrei un bel po’ di nomi in testa. Per non
annoiare e non far torto a quelli che sicuramente dimenticherei, cito
solamente Bullfrog e Dark Quarterer (entrambi produzioni Andromeda relix).
Trovo che l’ambiente musicale non sia comunque stagnante, ma in fermento
e molto ricco.
Rapporto con la tecnologia e
in particolare modo con il file sharing. Siete favorevoli o contrari al
download di brani musicali?
Se la mia opinione potesse valere non sarei favorevole, ma credo che
questo tipo di discussione ormai abbia un valore puramente filosofico.
Di fatto, questa pratica è talmente diffusa e moralmente accettata che
sarebbe più produttivo pensare a come sfruttarla a favore della musica,
anziché ostacolarla e demonizzarla. Inoltre le nuove tecnologie
permettono anche di poter realizzare produzioni musicali fai da te con
risultati sempre più professionali, offrendo la possibilità a chiunque
di poter creare senza dover affrontare spese impossibili.
L’Andromeda Relics sta
ristampando tanto materiale degli anni ottanta e soprattutto è orientata
verso band che incarnano in loro lo spirito musicale di quegli anni, che
ne pensate? E’ una buona scelta?
Non saprei, è sicuramente una scelta che li differenzia dalle mille
proposte che ci sono in giro, e, da questo punto di vista, positiva.
Sicuramente al momento non è questo il genere che va di più, ma penso
che seguire le mode, oltre ad essere una filosofia perdente (almeno sul
lungo periodo), non sia proprio l’obiettivo della Andromeda. A noi
chiaramente fa molto piacere che ci sia ancora qualcuno appassionato di
questo genere, dato che la nostra collaborazione è nata proprio da una
passione comune.
Come è stato
scelto il vostro monicker e perché?
Promised Lies è il titolo di un brano che abbiamo scritto Marco ed io
agli inizi della band; quando è arrivato il momento di trovare un nome
abbiamo scelto proprio quello. Oltre al senso del nome in sé (né ha?),
si tratta anche di un tributo ai Queensryche (si è capito che ci
piacciono?), che in quel periodo erano usciti con un album immenso come
Promised Land.
Progetti per il futuro?
Speriamo di trovare al più presto il nuovo batterista, anche se non sarà
facile trovare un sostituto all’altezza, per poter riprendere l’attività
live. In attesa, ci stiamo concentrando sui pezzi nuovi e ormai abbiamo
quasi ultimato il nuovo disco. Non si possono fare, però, previsioni su
quando lo registreremo o quando sarà disponibile. Mannaggia!
Nel ringraziarvi per la
vostra disponibilità, lascio a voi la conclusione dell’intervista.
Innanzi tutto, grazie a te per lo spazio che ci hai concesso. Salutiamo
te e tutti i lettori di Metal Zone
Se qualcuno volesse informazioni o avesse delle domande da farci:
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