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PROMISED LIE PDF Stampa E-mail
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Scritto da FIMBULVETR   
sabato 30 aprile 2005

ImageAnche questa intervista è realizzata con notevole ritardo, per colpa mia, ma finalmente ho il piacere di intervistare il gruppo dei Promised Lie. Salve, volete presentatevi ai lettori di Metal Zone, chi sono i Promised Lie e come nascono?
I Promised Lie nascono nei primi anni novanta da un’idea di Gianluca Piacenza (chitarra) e Marco Bodini (voce, chitarra), dopo alcuni innesti e cambi di formazione tra il ’94 e il ’96 la band trova l’impianto definitivo con Lucio Piccoli al basso e Gianni Melotti alla batteria. Da subito i membri del gruppo si concentrano sulla scrittura di brani originali cercando di creare un sound personale, di stampo principalmente Hard Rock, con venature prog e funk. Dal 2000, dopo l’incotro con Andromeda relix producono due album: “Promised Lie (2000)” e “Episode II: Danger Zone (2002)”. Nei primi mesi del 2004 Gianni lascia la band, che tuttora è alla ricerca di un nuovo batterista.

Complimenti per la vostra ultima fatica, anche se risale a un paio di anni fa, “Episode II: Danger Zone” come è stata accolta dalla stampa specializzata e dai vostri fans?

La risposta del pubblico è stata positiva, soprattutto da parte degli ascoltatori per così dire meno giovani, a cui piace l’ hard anni ‘70/’80, e questo ci fa molto piacere essendo il genere da cui traiamo maggior ispirazione. Questo trend lo abbiamo riscontrato anche nella stampa, che ha sottolineato quanto determinate influenze siano presenti nella nostra musica.

Come nasce un vostro brano, è un lavoro di gruppo o l’idea di un singolo? Raccontateci la genesi di un vostro brano.
Non abbiamo uno schema prestabilito, generalmente lavoriamo in sala prove sulle idee che nascono dai singoli. Per lo più ci concentriamo molto sugli arrangiamenti, sull’interplay tra i singoli strumenti. Ma può capitare (è capitato) che qualcuno porti un pezzo finito, o un riff, una melodia, un giro armonico, un concetto metafisico…

Che cosa vi ispira maggiormente nella stesura di un brano, la vita di tutti i giorni, i giornali, la televisione, o che cos’altro?

Personalmente trovo ispirazione in tutto ciò che mi emoziona. Vicende personali, fatti di cronaca, un buon film (ma anche uno brutto), libri, fumetti, e la musica stessa. Le emozioni sono chiavi che aprono porte nella mia mente, permettendomi di entrare nella giusta dimensione per poter creare qualcosa. A quel punto il processo prende una strada del tutto autonoma, distaccandosi da quelle che erano le premesse ed è la musica stessa a guidarmi. Voglio dire che non è scontato che un brano parli, o sia riconducibile, a ciò che lo ha fatto nascere; anzi, è raro che succeda. In generale, non pensiamo che le nostre canzoni debbano veicolare determinati messaggi o posizioni; semplicemente speriamo che le nostre emozioni, tradotte in musica, possano essere percepite e condivise da chi ci ascolta.

 

La scena metal attuale è orientata verso un genere più estremo, mentre voi proponete dell’ottimo heavy metal che affonda le sue radici nei gruppi storici come Van Halen, Queensryche, Extreme, non vi sembra una scelta un po’ audace?
Penso piuttosto che se provassimo a produrre qualcosa di diverso suonerebbe macchinoso e poco sincero; la nostra proposta non nasce da una scelta precisa, se non dalla comunione dei gusti personali dei singoli membri della band. Non ci siamo mai posti barriere, e quindi non è escluso che in futuro possa nascere anche qualcosa di diverso, tuttavia preferiamo continuare sulla nostra strada e sperare che prima o poi le condizioni di mercato possano volgere a nostro favore. Fare musica è per noi prima di tutto una passione, se provassimo a proporre cose che non ci appartengono il progetto non avrebbe più senso.

Che genere di musica ascoltate nella vita di tutti i giorni e quali gruppi vi hanno maggiormente influenzato, oltre a quelli succitati?

Ascoltiamo di tutto, da Miles Davis ai RATM; ci piace il funk, il pop, il jazz. A priori non escludiamo nulla o quasi, ma la nostra passione rimane l’Hard Rock.. Tra i gruppi che più apprezziamo, oltre a quelli da te citati, ci sono Aerosmith, Queen, Mr. Big, i primi Dream Theater, Yes, Winger, Spock’s Beard. Questi sono i nomi che ritroveresti più spesso tra i nostri dischi.

promisedlie.jpg

A distanza di qualche anno dall’uscita di “Episodi II…” ne siete soddisfatti o c’è qualche cosa che non è andata come volevate?
Restiamo molto soddisfatti, anche se oggi probabilmente non rifaremmo tutto allo stesso modo, in particolare sentiamo il desiderio di dare ancora più spazio alla nostra vena Hard e credo che questo si sentirà nel prossimo disco.

Che ne pensate della scena musicale italiana, c’è qualche gruppo che vi ha maggiormente impressionato negli ultimi tempi?
Non conosco abbastanza la scena underground italiana per esprimere un giudizio definitivo, ma se dovessi elencare i gruppi che mi hanno colpito negli ultimi anni avrei un bel po’ di nomi in testa. Per non annoiare e non far torto a quelli che sicuramente dimenticherei, cito solamente Bullfrog e Dark Quarterer (entrambi produzioni Andromeda relix). Trovo che l’ambiente musicale non sia comunque stagnante, ma in fermento e molto ricco.

Rapporto con la tecnologia e in particolare modo con il file sharing. Siete favorevoli o contrari al download di brani musicali?
Se la mia opinione potesse valere non sarei favorevole, ma credo che questo tipo di discussione ormai abbia un valore puramente filosofico. Di fatto, questa pratica è talmente diffusa e moralmente accettata che sarebbe più produttivo pensare a come sfruttarla a favore della musica, anziché ostacolarla e demonizzarla. Inoltre le nuove tecnologie permettono anche di poter realizzare produzioni musicali fai da te con risultati sempre più professionali, offrendo la possibilità a chiunque di poter creare senza dover affrontare spese impossibili.

L’Andromeda Relics sta ristampando tanto materiale degli anni ottanta e soprattutto è orientata verso band che incarnano in loro lo spirito musicale di quegli anni, che ne pensate? E’ una buona scelta?
Non saprei, è sicuramente una scelta che li differenzia dalle mille proposte che ci sono in giro, e, da questo punto di vista, positiva. Sicuramente al momento non è questo il genere che va di più, ma penso che seguire le mode, oltre ad essere una filosofia perdente (almeno sul lungo periodo), non sia proprio l’obiettivo della Andromeda. A noi chiaramente fa molto piacere che ci sia ancora qualcuno appassionato di questo genere, dato che la nostra collaborazione è nata proprio da una passione comune.

Come è stato scelto il vostro monicker e perché?
Promised Lies è il titolo di un brano che abbiamo scritto Marco ed io agli inizi della band; quando è arrivato il momento di trovare un nome abbiamo scelto proprio quello. Oltre al senso del nome in sé (né ha?), si tratta anche di un tributo ai Queensryche (si è capito che ci piacciono?), che in quel periodo erano usciti con un album immenso come Promised Land.

Progetti per il futuro?

Speriamo di trovare al più presto il nuovo batterista, anche se non sarà facile trovare un sostituto all’altezza, per poter riprendere l’attività live. In attesa, ci stiamo concentrando sui pezzi nuovi e ormai abbiamo quasi ultimato il nuovo disco. Non si possono fare, però, previsioni su quando lo registreremo o quando sarà disponibile. Mannaggia!

Nel ringraziarvi per la vostra disponibilità, lascio a voi la conclusione dell’intervista.
Innanzi tutto, grazie a te per lo spazio che ci hai concesso. Salutiamo te e tutti i lettori di Metal Zone
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Ultimo aggiornamento ( martedě 29 luglio 2008 )
 
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