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Ho il piacere di
intervistare una delle realtà più interessanti del panorama musicale italiano i
Kardia. Salve ragazzi, intanto complimenti per il vostro cd Promosottile 04
veramente unico, adesso per cortesia presentatevi ai lettori di Metal Zone. Chi
siete e come vi siete formati?
Ale:
ti ringrazio per i complimenti a nome di tutti, il piacere è nostro.
Chi siamo…fondamentalmente quattro amici che condividono una passione comune ed
un comune fervore comunicativo. Tutti e quattro suoniamo e frequentiamo i palchi
della nostra città più o meno da un decennio, avendo partecipato a numerosi
progetti musicali poi ordinatamente schiantatisi l’uno dopo l’altro. Poi nel
2001 abbiamo deciso di unire le nostre forze. Tre di noi suonavano insieme ormai
già da tre anni, quindi più che la formazione di un nuovo gruppo, la nascita dei
Kardia è da interpretare come l’evoluzione di qualcosa già esistente, seppur
condizionato da una brusca virata. Le persone partono, le idee restano.
Da dove nasce il nome Kardia, e qual’ è
il suo significato?
Pietro:
Kardia in greco significa cuore. La storia dell’adozione di questa parola come
nome del gruppo ha radici abbastanza datate. Circa 10 anni fa infatti, Paolo
fece un sogno; sognò di essere al cospetto del “cuore della terra”. Un’entità
simbolica che gli parlò in una lingua da lui sconosciuta ma che, nella logica
onirica, lui aveva identificato come greco antico. Paolo chiese ad una sua amica
che studiava all’epoca la lingua greca, di tradurgli la frase “il cuore della
terra”. Il risultato era: “E Kardia Ghes”. Molto tempo dopo ci trovammo nella
nostra sala prove per decidere il nome del nuovo gruppo che stava nascendo; lui
tirò fuori un foglietto strappato e sgualcito sul quale ormai si leggeva
soltanto Kardia. L’abbiamo interpretato come un suggerimento del destino e piano
piano ci siamo identificati concettualmente in quello che questo nome
rappresenta. Passione e ricerca dell’emozione in tutto quello che facciamo.
La seconda domanda è più una curiosità
che altro, come mai l’idea di un packaging (peraltro stupendo, n.d.a.) del CD
cosi particolare che sembra, senza offesa, una di quelle confezione promozionali
che normalmente ti regalano le profumerie con dentro delle inutili creme?
Paolo:
nessun’offesa, figurati! Dunque, il formato è stato “liberamente ispirato” dal
packaging della compilation “Escape from the ghetto vol. I”, realizzata dalla
Kick Promotion Agency. L’idea di base è poi passata nelle mani del geniale
Zaelia Bishop
(artista poliedrico e assoluto), che ha concepito il progetto grafico,
incontrando alla perfezione le nostre più rosee aspettative. Crediamo fermamente
che promosottile abbia acquistato, grazie al contributo di quest’uomo, una
valenza artistica enorme. Trasuda elegantemente ambiguità.
Una cosa che mi ha colpito leggendo dal
vostro sito "…i quattro divenuti uno…", volete spiegare ai lettori di Metal Zone
cosa significa ciò?
Pietro:
ricollegandomi a quanto dicevo rispondendo alla tua seconda domanda; ci siamo
riuniti, come in una cerimonia pagana, sotto il cornicione della nostra amicizia
per ripararci dalla pioggia. Cioè abbiamo avuto la fortuna di passarne di tutti
colori come amici da quando suoniamo insieme, e questo ci ha fortificati ogni
giorno di più. Siamo la nostra famiglia.
Quindi presumo che anche a livello
compositivo siete un'unica entità e che le vostre canzoni nascono da un lavoro
di gruppo?
Ale:
si, nella maggior parte dei casi avviene così. Naturalmente capita anche che uno
di noi possa proporre un’idea, un riff o addirittura un intero pezzo concepito
personalmente a livello di struttura melodica. Poi chiaramente ognuno ci mette
del suo, stravolgendo a volte l’idea di partenza ma concretizzando quell’alchimia
sonora che è caratteristica dei gruppi in cui ogni elemento è indispensabile. In
più, molti dei nostri pezzi nascono dalle improvvisazioni che dilatiamo per
decine di minuti per scaldarci le mani prima di iniziare realmente a ragionare.
E’ un po’ come il flusso di coscienza di Joyce o la scrittura spontanea di
Kerouac; accendi il registratore e ti lasci trasportare da quello che fanno le
tue mani, senza freni. Poi riascolti il tutto e qualcosa di elegantemente folle
da modellare lo trovi sempre.
Adesso a distanza di qualche mese
dall’uscita di Promosottile 04, che ne pensate del vostro lavoro, ne siete
soddisfatti o ritenete che forse poteva venire meglio?
Ale:
siamo assolutamente soddisfatti di quello che abbiamo fatto per questo
“dischetto”. Probabilmente se registreremo da capo questi brani, qualche piccola
differenza ci sarà ma Promosottile va bene così.
Come è stato accolto dalla critica, ma
soprattutto dai vostri fans, Promosottile 04?
Daniele:
A dire il vero, i risultati di critica e pubblico ottenuti da questo lavoro ci
hanno sorpreso ed impressionato. Non ci aspettavamo tanto entusiasmo,
soprattutto dalla critica. Anche perché il nostro precedente lavoro era stato
accolto in modo non particolarmente festante; sembrava ci fosse una certa
diffidenza nei confronti delle nostre capacità. Forse siamo effettivamente
migliorati; rimane il fatto che le canzoni di “Frammenti…” a noi piacciono
ancora molto. Per quanto riguarda i “fans”, beh, forse iniziamo ad averne un
po’…e quelli che ci sono fortunatamente hanno apprezzato molto il promo.
Tanti anni fa a Roma era difficilissimo
poter organizzare un concerto se si proponeva un genere musicale che usciva
fuori dai canoni mentali dei proprietari dei locali, quei pochi che c’erano,
quindi o si suonava pop e musica leggera o non si suonava. Come è adesso la
situazione a Roma e in Italia?
Paolo:
credo che le cose siano sensibilmente migliorate. C’è qualche locale in più (non
molti in realtà) e le strutture sembrano iniziare a funzionare nel giusto senso.
Alla base di questo avanzamento culturale, ci sono comunque sacrifici e veri
propri esercizi di perseveranza da parte dei gruppi che calcano la scena
underground da qualche anno a questa parte. Meriti particolari vanno sicuramente
attribuiti al lavoro svolto a Roma da
Polyester,
coordinamento di musicisti indipendenti ed operatori volontari del settore
musicale, perché se gli spazi sono aumentati significa che è aumentata la
qualità della proposta e conseguentemente il valore culturale delle iniziative.
Durante i vostri concerti come è la
reazione del pubblico, soprattutto di quelli che non vi conoscono?
Pietro:
le reazioni sono in sostanza buone. Anche se non abbiamo ancora capito qual è la
sensazione fondamentale che trasmettiamo alle persone che ci ascoltano. Questo
perché abbiamo potuto riscontrare reazioni molto diverse tra loro, spesso in
aperto contrasto. C’è chi si dimena, chi rimane concentrato nell’ascolto e
quindi immobile, qualcuno canta, qualcuno poga (solo su alcuni brani), altri
lanciano anatemi e fuggono.
La maggior parte delle band italiane
preferisce cantare in inglese, come mai voi avete optato per il cantato in
italiano?
Paolo:
perché imprechiamo in italiano, piangiamo e ridiamo in italiano, urliamo di
gioia e di dolore in italiano; cantare in inglese ci sembra mettere in scena una
commedia che non è nostra, nella quale, quindi, non ci riconosciamo. Troppe
volte nella vita sei costretto a fare delle cose perché conviene farle in quel
modo e, dato che l’arte è elevazione, illuminazione ed in un certo qual senso,
fuga dalla quotidianità, abbiamo preferito non contaminare anche questo spicchio
di cielo. In più crediamo che l’italiano sia una lingua eccezionalmente varia e
che basti conoscerla a fondo e sperimentarne le potenzialità per scoprirsi
pronti a sposarne la causa.
C’è qualche gruppo che vi ha
particolarmente influenzato e quali sono le vostre preferenze musicali?
Daniele:
per quanto riguarda la dimensione melodica, credo di parlare a nome di tutti
dicendo che il gruppo al quale dobbiamo di più sono i Cure. Le preferenze
musicali…mah. In realtà amiamo ascoltare vari generi, anche molto diversi; non è
raro che nel tragitto in auto per arrivare alla sala prove si succedano Vivaldi
e gli Impaled Nazarene…è una questione di stati d’animo! Le uniche cose che non
riusciamo proprio a sopportare sono il reggae felice e spensierato a tutti i
costi e la musica latino americana. Per il resto ben vengano wave, punk, harcore,
ska, rock’n’roll, surf, stoner, ebm, gothic, death metal, grind, synth pop,
industrial, etc, etc
Come sono i rapporti con la
Kick Promotion Agency e consigliereste anche ad altri gruppi di prendere
contatto con loro?
Ale:
direi che i rapporti con la Kick sono ottimi. Conosciamo i membri dell’agenzia
ormai da un paio d’anni e ci siamo sempre trovati bene con loro. Apprezziamo
particolarmente l’approccio informale e l’attitudine che contraddistingue
l’agenzia, soprattutto nel modo schietto di interfacciarsi con i gruppi. Niente
false promesse, soltanto lavoro ed obbiettivi chiari. Consigliati.
Quali sono i vostri progetti per il
futuro e a quando la prossima uscita discografica?
Daniele:
appena riusciremo a placare la nostra sete di concerti ci fermeremo a riflettere
sui nuovi brani che teniamo da qualche tempo in disparte, faremo un’accurata
selezione e inizieremo a lavorare sul nostro primo full-lenght. Le idee sono
tante e sarà dura compiere una degna scrematura, per cui non saprei proprio
indicare con precisione quando uscirà il nostro prossimo lavoro. Spero prima
possibile.
Vi ringrazio per la vostra
disponibilità e lascio a voi la conclusione dell’intervista.
Ale:
siamo noi a ringraziarti! Approfitto di questo spazio per salutare ed
abbracciare idealmente chi crede in noi e tutti i pazzi con cui finora abbiamo
collaborato per compiere le nostre malefatte…
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