Risponde: IVANO SPIGA
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Oggi abbiamo il grandissimo onore di intervistare una band italiana,
gli Holy Martyr.
Salve volete presentarvi ai lettori di Metal Zone.
Ciao! Gli Holy martyr sono un gruppo dedito a sonorità di classico Heavy
metal ottantiano, con forti influenze epiche. Le radici del gruppo
risalgono alla metà degli anni 90. Per tantissimo tempo siamo stati un
power trio, senza cantante e senza una seconda chitarra, suonavamo
prevalentemente brani strumentali. In quel periodo era abbastanza
difficile trovare persone interessate all’Heavy Metal, tirava perlopiù
il giunge o il cross over. Solo agli inizi del 2000, dopo innumerevoli
cambi di line up, il gruppo ha trovato una certa stabilità riuscendo a
produrre tre demo autofinanziati, Hatred And Warlust nel 2002, Hail to
Hellas nel 2003, Vis Et Honor nel 2005. L’apprezzamento per questi
lavori è stato decisamente positivo dappertutto ed ha creato un ottimo
seguito e numerose recensioni positive nei principali magazine italiani
ed esteri. Nel 2004 inoltre, il gruppo ha avuto l’occasione di suonare
sia in un festival ad Atene che al festival tedesco Keep It True. Il
resto della storia è nel cd che hai fra le mani.
E’ da poco uscito il vostro primo album ufficiale “Still at war”,
volete parlarcene in dettaglio?
Su ‘Still At War’ è condensato il lavoro di tanti anni e ci sono dentro
addirittura brani del 1994! Quasi tutte le canzoni del disco provengono
dai precedenti demo autoprodotti, completamente ri-registrate. A livello
di musica l’impatto è un incrocio fra la N.W.O.B.H.M. e l’Epic Metal
americano e sono numerosi i riferimenti ai temi della Storia
mediterranea, soprattutto a Romani e Greci. Abbiamo registrato il disco
negli studios dei DoomSword, con lo stesso produttore, Alex Festa.
Probabilmente il tempo era abbastanza ristretto, ma nonostante ciò penso
sia un lavoro abbastanza genuino ed immediato, ha molta adrenalina al
suo interno!
Cosa vi aspettate a livello di gradimento (da parte
dei fans) e critiche (da parte degli addetti ai lavori) da questo album?
Molti di coloro che ci seguono da ormai 5 anni saranno abbastanza felici
di vederci finalmente con un album alle spalle e in tanti che non ancora
non ci conoscono apprezzeranno questo tipo di Heavy Metal abbastanza
ricercato e roccioso, stiamo sicuramente rinfoltendo le fila di vei
supporters! Dal punto di vista delle critiche saranno le solite:
produzione scarna, brani acerbi, troppa ingenuità…ma in fondo è solo un
esordio e stiamo comunque proponendo cose davvero vecchie, non conosco
tanti debutti che non suonano grezzi e acerbi, è giusto un inizio.
Come siete arrivati al contratto con la Dragonheart e com’è
lavorare con loro? E come sono i rapporti con l’agenzia di promozione
Kizmaiaz?
Siamo arrivati al contratto per caso, avevano sentito i nostri vecchi
demo, ma solo dopo il terzo lavoro ‘Vis Et Honor’ sono state gettate le
basi per lavorare assieme. E’ la prima che ci troviamo a fare qualcosa
di serio, con una promozione ed una visibilità maggiore rispetto al
passato, penso sia una bella esperienza. Le ragazze di kizmaiaz sono
molto simpatiche e sempre indaffarate, è un piacere lavorare con loro!
Cosa consigliereste alle altre band che sono alla ricerca di un
contratto?
Di farsi le ossa per benino prima di pensare ad un contratto. E’ quello
che ho sempre pensato ed ha portato i suoi frutti. A meno di essere dei
musicisti veramente di talento ed esperti, è davvero difficile esordire
dopo un demo. Per molte band che invece sono in giro da un bel po’
l’ideale è cercare di produrre e tirare fuori sempre il meglio da sé
stessi, rimanendo coi piedi per terra, se sei bravo saranno gli altri a
dirlo.
Voi siete una band sarda, se non sbaglio di Sestu in provincia di
Cagliari, è stato più difficile farvi notare rispetto a gruppi
provenienti da altre regioni italiane? Ha influito la vostra
collocazione geografica?
Si, è stato abbastanza dannoso aver vissuto qui. La scena è pessima e
probabilmente da qualche altra parte avremo avuto i mezzi necessari per
produrre un album molto tempo prima. Sicuramente questo continuo
combattere giorno dopo giorno, anno dopo anno, ha forgiato una voglia
immensa di emergere, ed è stato realmente così, dopo qualche mese
dall’uscita del primo demo ci era stata quasi subito affibbiata
l’etichetta di gruppo di ‘Culto’, incredibile! L’importante è non
fermarsi mai.
Come nasce un vostro brano e cosa vi ispira nella stesura dei
testi? Cosa vi ha spinto ad affrontare tematiche sui legionari romani
nel nuovo lavoro?
Compongo quasi tutto io, mi trovo sempre in imbarazzo quando mi viene
fatta questa domanda. Pendo semplicemente lo strumento in mano e lascio
parlare la mia anima, sembra una stupidaggine ma è così. Non ho mai
suonato musica e vado ad istinto. Mi piace moltissimo la Storia antica,
da cui ricevo molta ispirazione. Dopo Hail To Hellas, un piccolo concept
sulle Termopili, in molti ci avevano chiesto perché non avessimo mai
scritto nulla sui romani, visto che siamo Italiani. Ho risposto alla
sfida cercando la massima ispirazione, non mi piace proporre qualcosa
poco soddisfacente di partenza. Penso inoltre, che non ci sia nulla di
più Epico di una legione in assetto di battaglia, è stato divertente
mettere in musica queste sensazioni.
Come giudicate la scena metal italiana e c’è qualche band che vi
ha maggiormente colpito?
Penso che la scena italiana sia la migliore al mondo attualmente. L’Epic
metal è ormai italiano e non più americano come negli anni ’80. Mi
piacciono moltissimo gli Adramelch, i Doomsword ed i Battleram, tutti
gruppi con cui ho un buon rapporto di amicizia…sono formazioni
validissime sotto ogni punto di vista, a livello di gusti personali le
mie preferite in Italia.
Che musica e che gruppi ascoltate nella vita di tutti i giorni? E
se c’è quale gruppo vi ha maggiormente ispirato o influenzato?
Io ascolto un po’ di tutto, quando non sono alle prese con qualche buon
gruppo di Classic Metal, ascolto musica Folk come gli Omnia, le colonne
sonore di Basil Poledouris e stravedo per Vivaldi. Come stile di
chitarra mi piace molto Uli Jon Roth. I gruppi che ci hanno più
influenzato sono senza dubbio gli Iron Maiden ed i Black Sabbath, ma per
vie traverse anche Heavy Load, Manilla Road e Omen.
Torniamo a “Still at war”, avete programmato un tour promozionale?
Per ora non c’è nulla in preparazione, non è facile ed un tour è
abbastanza dispendioso. Speriamo di riuscire a fare qualcosa in autunno.
Da chi è stata realizzata la copertina dell’album?
E’ stata realizzata da una nostra amica, Simona Ercole. Mi piaceva
qualcosa di immediato, che rendesse bene l’idea della musica all’interno
del disco. E’ un disegno semplice ed immediato, non ha nessun effetto
grafico e nessun ritocco al pc, solo inchiostro e fantasia, un po’ come
negli anni ’80 , siamo abbastanza retrò anche in questo.
Progetti per il futuro, oltre alla promozione dell’album?
Registrare al più presto un nuovo disco, ispirato alla battaglia delle
Termopili. Avevamo iniziato questo progetto nel 2003 e non vediamo l’ora
di continuarlo con nuove idee.
Ringraziandovi per la vostra disponibilità e cortesia lascio a voi
la conclusione dell’intervista. Siete liberi di dire quello che volete.
Ringrazio te per il supporto e tutti quelli che saranno incuriositi
dalla nostra musica.
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