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FLASHBACK OF ANGER PDF Stampa E-mail
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Scritto da FIMBULVETR   
sabato 30 aprile 2005

ImageOggi Metal Zone ha il piacere di intervistare i Flashback of Anger, salve volete parlare di voi ai lettori di Metal Zone? Chi sono i Flashback of Anger?
I Flashback Of Anger sono prima di tutto degli amici, legati dalla musica con l’intenzione di proporre musica che possa piacere, e diffonderla quanto più possibile.
Ma soprattutto sono persone che amano ciò che fanno e tentano di farlo vedere e comprendere anche agli altri.
La nostra età media è di venti anni e veniamo tutti da Firenze e dintorni, suoniamo insieme da circa un anno e mezzo, abbiamo iniziato la nostra esperienza musicale con qualche cover metal dei soliti Metallica e Iron Maiden, scoprendo però molto presto una forte attitudine a comporre musica nostra e a proporre le nostre idee e la nostra visione del mondo e della musica, cosa che stiamo tutt’ora continuando a fare e incentivare.

Complimenti per il vostro ultimo lavoro “Panta Rei”, come è stato accolto dalla stampa specializzata e dalle webzine, ma in particolare modo dai vostri fans?

Considerando che è il nostro primo lavoro in assoluto, composto e registrato agli albori della nostra esperienza musicale (che è tuttora in via di ampliamento e consolidamento) è sicuramente un prodotto che riteniamo molto valido. E che inoltre e’ molto piaciuto a chi ci segue, con un ottima richiesta e buoni consensi.
Ci sono un po’ tutti gli elementi che ci aspettavamo da esso: dolcezza e aggressività, velocità e toni morbidi, sebbene ammettiamo che proprio a causa della nostra scarsa esperienza il lavoro in questione sarebbe potuto risultare molto migliore.
Ci piacerebbe che all’ascolto, i critici e gli addetti del settore tenessero comunque conto di tutto ciò. Il nostro background è molto ristretto. Le nostre idee sono più o meno quelle che abbiamo proposto in Panta Rei, sebbene crescano insieme alla nostra esperienza musicale, e per quanto esse siano a nostro avviso ottime e di interesse, se venissero anche coadiuvate da persone con maggiore esperienza (una label) sarebbero potute essere ancora più valide di quello che sono allo stato attuale.
Indubbiamente, la considerazione che nutriamo riguardo ad esse è molto alta, anche perché i nostri margini di miglioramento ora come ora non possono che essere ampi, sia sotto il punto di vista del bagaglio tecnico, che dell’esperienza di palco e del lavoro in studio.
Tuttora possiamo contare su una dozzina di recensioni che ci ritraggono in maniera più che positiva, naturalmente speriamo che sia solo l’inizio…
Siamo convinti che Panta Rei ci porterà dei buoni frutti, basta solo la pazienza e l’umiltà che questi frutti maturino nel migliore dei modi, continuando su questa strada con serietà e dedizione.

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Come nasce la vostra musica, c’è un lavoro di squadra o il tutto nasce da un idea di uno su cui poi ci lavorate sopra? Raccontateci in pratica il processo evolutivo di un vostro brano.
La composizione dei brani avviene del tutto in maniera istintiva, e a volte seguendo le sensazioni che ci ispirano i vari capitoli del concept. Nella composizione grande merito va ad Alessio, infatti è lui che detta i canoni fondamentali, creando quasi sempre le parti per tutti gli strumentisti che poi si riarrangiano la loro parte a seconda delle particolarità tecniche e stilistiche che presenta ogni strumento e aggiungendo, ove consono, tratti caratteristici del proprio stile musicale.
I pezzi vengono composti, imparati a casa e poi provati in sala prove, dove si aggiunge o si taglia parti e battute, si decidono vari aspetti, si abbellisce e si sbozza il pezzo, fino alla forma definitiva che spesso, data l’immensa cura e l’amore per il nostro lavoro, arriva solo dopo un paio di mesi di abbellimenti, aggiustamenti e correzioni.
Siamo molto pignoli sul nostro lavoro, vogliamo che il pezzo assuma esattamente quei connotati e quell’espressione del sentimento musicale che pretendiamo da quel capitolo della storia: pensate che l’ultimo pezzo prima di essere esibito live ha comportato tre mesi di lavoro e ancora adesso, ogni tanto, gli vengono apportate nuove modifiche e miglioramenti.
Una volta fatta la musica arriva il testo, che ovviamente si riferisce ad una parte di Splinters Of Life. I testi sono tutti scritti da Alberto, molto bravo nel valorizzare la timbrica di Alessio e veramente eccezionale nel riuscire a dare a tutti testi consequenzialità narrativa e scorrevolezza musicale. È strano come nel nostro gruppo i ruoli del chitarrista e del cantante in molti gruppi siano totalmente invertiti, una strana alchimia ma che per ora funziona a meraviglia.
Tutto ruota insomma attorno a delle idee ben precise e ad obbiettivi ben fissi nella nostra testa. Le nostre composizioni, anche a causa della nostra giovane età e della nostra continua crescita musicale, assumono aspetti particolari a seconda della situazione e del periodo che ognuno di noi sta vivendo, e migliorano crescendo con noi in quanto ad espressione e tecnica.
Un altro pregio che ci riconosciamo è quello di esprimere musica consona al nostro livello tecnico, che seppur ottimo, ha ancora molti punti di miglioramento, evitando quindi di strafare, pericolo che corrono tutti i gruppi emergenti che si esprimono in generi a noi affini.

Cosa vi ispira nella stesura dei testi, la vita di tutti i giorni, dei sogni, o altro?
Le nostre canzoni vogliono rappresentare degli specchi nelle quali ci si può ritrovare una qualsiasi persona: sono plasmate a partire da quella che può essere un episodio vissuto nel particolare fino a dipingere una tematica generale. Non ci proponiamo come portatori di verità assolute, ma illustriamo una storia cercando di suscitare pensieri ed emozioni. Per quello le nostre canzoni non hanno tematiche eccessivamente “astratte” o lontane.
I testi dei nostri pezzi come del resto anche la musica fanno parte di un filone narrativo-musicale di nostra creazione, un concept album che, come detto precedentemente raccoglie tutto ciò che abbiamo in testa e quello che abbiamo vissuto in questo anno e mezzo di vita musicale, il progetto, quasi del tutto composto prenderà il nome di Splinters Of Life.

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In questi anni l’heavy metal si sta spostando verso sonorità più estreme, mentre voi avete prodotto un disco che suona molto anni settanta, ricordando in alcuni momenti i Kansas, perché questa scelta?
Detto molto banalmente, suoniamo ciò che riteniamo possa rappresentarci meglio, che non sia frutto di abili mosse commerciali, che non figuri come artificiale o come trend del momento. Ciò che non ci piace è che molto spesso il metal è visto come qualcosa che può variare poco, dove non ci sia spazio per varietà, o peculiarità, non ci ispiriamo, in tutta sincerità a questo o quel gruppo, buttiamo in musica ciò che ci passa per la testa, senza preoccuparci troppo se è heavy o prog o power, infatti è difficile a nostro avviso inserirci in un sottogenere preciso, amiamo essere sinfonici e melodici, ma allo stesso tempo veloci e aggressivi, ecco tutto.
Non abbiamo operato scelte definite o canoniche o se l’abbiamo fatto è successo in maniera del tutto inconscia, tanto più che il nome Kansas lo abbiamo sentito citare da voi per la prima volta! Tutto ciò che facciamo e componiamo è frutto unicamente del nostro istinto e delle nostre capacità musicali, non ci preoccupiamo di come verrà, lo facciamo e basta, e per ora le cose stanno andando bene.
Dopo la vostra recensione ci siamo interessati dunque ai Kansas e che dire, se accostamento deve essere, grazie, non sono affatto male!

Quali sono i gruppi che vi hanno maggiormente influenzato e quale musica ascoltate in genere? C’è qualche gruppo in particolare che vi ha impressionato?
Questa per noi è una domanda molto complessa, in quanto il nostro genere si pone come un ibrido di power-prog metal con forti influenze di musica classica Ravel, Debussy, Bach.
Il nostro modo di comporre è dettato da uno stile che può essere definito “romantico”, dato che trae ispirazione dai sentimenti e dallo stato d’animo di ognuno, possiamo dire di usare le seguenti basi dei tre generi che compongono il nostro modo di fare musica:
del power usiamo la velocità e l’aggressività
del prog i tempi a volte dispari (specialmente nelle nuove composizioni), la ritmica e la variabilità di toni e generi all’interno della stessa song.
Della musica classica le atmosfere e le melodie.
Nonostante queste basi la nostra composizione non è fissa, a volte infatti i canoni sopra elencati si invertono ed intersecano: amichevolmente parlando siamo un minestrone musicale ben organizzato.
I gruppi che ci ispirano maggiormente, anche se noi non riusiamo schemi di questo quel gruppo, sono, oltre agli autori classici, i Dream Theater, i SymphonyX, i Rhapsody, i Labyrinth, gli Iron Maiden e vari gruppi power europei fra i quali i famosissimi Stratovarius. In ogni caso più che ispirarci questi sono i gruppi che più sono seguiti e ascoltati all’interno del gruppo, cosa che poi, spesso in maniera del tutto istintuale ed inconscia, influenza la nostra produzione.
Se dobbiamo citare il gruppo che ci ha maggiormente impressionate citeremmo senza dubbio i Symphonyx, sono veramente poderosi, ipertecnici ma molto molto aggressivi e con un gran tiro, sono molto ascoltati e seguiti nel nostro gruppo e li stimiamo veramente moltissimo.

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Come giudicate la scena musicale underground toscana e quella italiana in generale?
La scena underground, se non è morta, è in coma profondo. Per quanto non possiamo parlare per esperienza assoluta, da quel poco che abbiamo visto abbiamo constatato che di opportunità ne vengono offerte veramente poche, e non è inusuale doversi prendere a spallate o accollarsi grossi sacrifici. Noi continueremo a cercare di suonare mettendoci voglia e passione, non certo facendo meri tornaconti da business o tenendo atteggiamenti da snob arrivati, come se ne vede tanti a giro.
Per quanto riguarda la scena italiana, sembra semplicemente atrofica, in balia solo e solamente dei trend, o della musica leggera che fa “cartello” con alcuni soliti noti.
Per quanto riguarda l’underground in Toscana il nostro rammarico maggiore è di vedere che molti di noi (intesi come gruppi) che invece di aiutarsi a vicenda cercano in maniera quasi viscerale di “segarsi le gambe a vicenda”, cosa a nostro avviso oltremodo sbagliata, va bene temere la concorrenza e cercare d prevalere, ma se spesso imparassimo a collaborare ci sarebbero moltissime opportunità in più per tutti, lo possiamo assicurare, ma a quanto pare siamo pochi a salvarci da questa tendenza suicida, da noi in Toscana e in particolare a Firenze, più ci si odia e più si è ipocriti e meglio è, invece di socializzare e tirare tutti insieme “la carretta” per dirlo alla fiorentina!
È molto triste.

C’è qualche gruppo dell’underground musicale che vi ha maggiormente colpito?
Sinceramente non siamo molto ferrati in materia.
Si ci sono alcuni gruppi che ci sono piaciuti ma da qui a dire che ci hanno impressionato ce ne corre e come, diciamo che qualcuno a buone capacità e a causa del clima sopra specificato preferiamo non fare nomi.

A distanza di un po’ di tempo dall’uscita di Panta Rei, vi ritenete soddisfatti o c’è qualcosa che non va?
Ci riteniamo ampiamente soddisfatti, nonostante sia solo da poco che abbiamo seminato. Considerazioni finali su quello che abbiamo raccolto le potremmo dare solo più avanti, per ora continuiamo sulla nostra strada come abbiamo sempre fatto.
Possiamo affermare di essere completamente o in gran parte soddisfatti dei risultati, molte cose sono andate meglio di quanto credessimo,. Staremo a vedere come si evolverà la situazione, siamo molto fiduciosi per il futuro, essendo comunque Panta Rei il minimo di ciò che possiamo e sappiamo esprimere e fare.

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Avete difficoltà a esibirvi dal vivo, nel senso trovate locali o manifestazioni disposte ad ospitarvi e come è la reazione del pubblico, soprattutto di quelli che non vi conoscono?
Ultimamente abbiamo avuto difficoltà ma in senso contrario.. ci siamo procurati un numero sufficiente di date da dover suonare una volta a settimana come minimo. Il pubblico non è certo di migliaia di persone, ma la partecipazione è tutto sommato più che buona.
L’importante è farsi apprezzare poco per volta, cercando di ampliare ad ogni live il numero di consensi, intanto cominciamo col piacere a 10, poi 20 poi 30 e poi si vedrà, le cose stanno andando bene e le persone cominciano ad intonare le nostre canzoni, il che non è affatto poco per un gruppo con un anno di vita live, lasciamo che gli eventi seguano il loro corso…

Come sono i rapporti con le case discografiche e i produttori, riuscite a trovare qualcuno che quantomeno vi ascolti, o sono solo porte chiuse?

Ci stiamo muovendo da pochissimo: abbiamo iniziato a vedere certi interessi ma ancora è presto per parlare, aspettiamo risposte da coloro ai quali ci siamo rivolti.
In ogni caso qualche passo c’è stato, ancora sono solo premesse, ma siamo fiduciosi che fra non molto arriverà qualcosa di interessante e sicuramente saremo pronti a rispondere nel migliore dei modi.

Ci spiegate il significato del nome del gruppo “Flashback of Anger” e come è nato?
Il nome vuole indicare una sorta di rabbia ancestrale che nasce dentro di noi ma che si può trasformare in grazia, in qualcosa di costruttivo, in qualcosa di bello. E’ proprio la rabbia che dobbiamo tirare fuori nei momenti in cui serve impegno,creatività. E’ appunto l’energia sulla quale ci basiamo, un’energia astratta a cui noi diamo forma e significato. Ci possono essere milioni di motivi che muovono questa rabbia emergente dal passato, l’importante è che venga incanalata per costruire qualcosa insieme di cui possiamo essere contenti.

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Rapporto con la tecnologia e con il file sharing, favorevoli o contrari?
Ci rendiamo conto che in termini assoluti, il file sharing pirata comporta meno soldi nelle tasche degli artisti e di chi gestisce i diritti. Ma è bene che questa realtà si metta al passo con i tempi, cercando di offrire soluzioni valide nei nuovi contesti ed integrarsi. Non si può più ragionare nel modo in cui hanno fatto finora, non si può proporre un prodotto a 16 euro e contemporaneamente minacciare denunce e cause apocalittiche, senza agire A MONTE.

Progetti per il futuro e a quando il seguito di Panta Rei?

Il nostro progetto principale rimane “Sprinter Of Life”, il concept su cui si baseranno i pilastri narrativo musicali di quello che sarà il nostro primo album. Se vediamo che la spinta di Panta Rei si sta esaurendo, provvederemo a darci slancio e farci notare con un seguito, su questo non c’è dubbi.
Nell’ immediato abbiamo in cantiere un opera di consolidamento che si spera faccia da “intro” ad un’opera di affermazione, crediamo di stare svolgendo un buon lavoro o quantomeno consono ai nostri obiettivi.
Le nostre prossime mosse saranno quindi il risultato degli obiettivi che riusciremo a raggiungere, essendo un gruppo ancora agli inizi, dobbiamo fare un passo alla volta, sfruttando il meglio e seguendo la via che può farci migliorare di più.
Noi puntiamo molto su un concept che stiamo per concludere, speriamo che ciò ci consenta di uscire presto con un album che, a parte gli ultimi ritocchi si può già definire concluso, soprattutto dal punto di vista concettuale.
Seguiremo lo svolgersi degli eventi, è ancora presto per pianificare il futuro sebbene siano state già dettate delle vie fondamentali per far si che questo futuro sia il più soddisfacente possibile.
Qualora il progetto Splinters Of Life non dovesse soddisfare le esigenze procederemo con l’incidere un secondo demo, sempre con lo stesso filone concettuale, ma con dei sicuri miglioramenti dal punto di vista della registrazione, della qualità e del livello musicale.

Nel ringraziarvi per la disponibilità lascio a voi la conclusione dell’intervista, siete liberi di dire quello che volete.
Innanzi tutto grazie a voi di Metal Zone e a te Gianfranco per averci dato questo importantissimo spazio per farci conoscere e apprezzare.
Grazie mille per esservi interessati a questo nostro gruppo, speriamo di avervi interessato ed incuriosito, di avervi coinvolto nei nostri progetti, insomma, speriamo di avervi reso protagonisti del nostro modo di vivere la musica.
Vorrei concludere con un messaggio: ricordate sempre che voi, in quanto pubblico, siete l’ago della bilancia per ogni musicista, siete voi che ci fate crescere, a volte con gli applausi a volte con i fischi.
Continuate quindi a seguirci e a farci crescere, grazie infinite da parte di tutti i Flashback Of Anger a tutti voi e a Metal Zone che ci ha dato lo spazio necessario per farvi partecipi dei nostri sogni.
A presto con affetto Flashback Of Anger.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 30 luglio 2008 )
 
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