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Dall’Emilia Romagna arrivano i Convergence e Metal Zone poteva
lasciarsi scappare l’occasione di intervistarli. Salve volete
parlare di voi ai nostri lettori?
Certamente! Noi siamo i Convergence, per presentarvi brevemente
quello che siamo e quello che proponiamo bastano due parole:
diversità e sperimentazione. Siamo convinti che la musica debba
andare avanti abbattendo tutte le barriere fra i generi, e umilmente
ci stiamo provando!!!
Intanto complimenti per
il vostro ultimo lavoro “Points of view”, come è stato accolto dalla
stampa specializzata e dai vostri fans?
Ti ringrazio per i complimenti, il disco sta andando bene sia per
quanto riguarda le vendite ( siamo già alla seconda ristampa), sia
per la stampa. Abbiamo ottenuto tutte buone recensioni ed in qualche
caso anche ottime!
Mi spiegate e spiegate
ai lettori di Metal Zone che intendete con il termine “Post Metal”
che si usa per identificare il vostro genere?
Con “Post Metal” non intendiamo un genere vero a proprio, anche se è
chiara dalla definizione la presenza di elementi Metal, ma
intendiamo un un meltin’ pot di influenze e mescolanze diverse.
Cerchiamo di non porci barriere compositive, anche se cmq la nostra
proposta fa sempre parte della musica “pesante”.
Quali gruppi vi hanno
maggiormente influenzato e quali sono le vostre preferenze musicali?
All’interno della band sono presenti le più disparate influenze: dal
metal al nu metal, al crossover, alla tecno, al pop, al funky… Come
gruppi principali ti posso citare: Metallica, korn, Meshuggah, In
flames, ma anche Jeff buckley, Jamiroquai, Nickelback, Ulver,
Rammstein…
Dite di voi, che il
vostro genere è un insieme di sperimentazione e di stati d’animo
personali, quindi i vostri brani nascono da un lavoro di gruppo?
Non proprio. Tutte le musiche sonno composte da Giacomo il nostro
chitarrista, poi vengono arrangiate assieme ed è li che ogni
componente del gruppo mette il proprio stato d’animo in ogni singola
parte della canzone. I testi invece sono scritti dal nostro cantante
Alex e sempre da Giacomo.
Nei vostri brani “amate”
giocare con gli stati d’animo di chi vi ascolta trasportandolo a
volte anche nella malinconia più cupa, è un vostro stile ben
definito o rientra nella sperimentazione di cui parlavamo sopra?
Se ti riferisci alla malinconia più cupa, non potrei definirlo un
elemento caratteristico del nostro sound. A noi piace giocare con
gli stati d’animo, ma senza prediligerne uno solo, ogni canzone ha
un suo significato e a questi sono collegati dei sentimenti ben
definiti.
Come giudicate la scena
musicale underground emiliana e quella italiana in generale?
Io penso che la scena underground Italiana sia piena di gruppi
validi, che non hanno niente da invidiare a quelli degli altri
paesi. Il problema fondamentale sta nel circuito di locali, che è
difficile da agganciare, e nel pubblico. Purtroppo al nostro paese
manca la cultura musicale per dare il giusto spazio alla musica dal
vivo e ai gruppi emergenti, noi italiani siamo troppo esterofili (e
ti devo dire che l’ho riscontrato anche in me!), pensiamo che solo
gli stranieri sappiano fare un certo tipo di musica. E’ ora di
cambiare questa mentalità, supportare le band Italiane deve essere
il primo comandamento per ogni persona amante di questo genere!!!
Adesso a distanza di
qualche mese dall’uscita di “Points of view”, tirate delle
conclusioni, ne siete soddisfatti?
Certo che siamo soddisfatti! Tutto sta andando molto bene, il gruppo
sta crescendo e abbiamo avuto la possibilità di conoscere molti
gruppi, e di suonare in tante occasioni nuove. Ora siamo alla
ricerca di un contratto che possa permetterci di distribuire il
nostro cd e far conoscere la nostra proposta a più gente possibile.
Avete difficoltà a
esibirvi dal vivo e come reagisce il pubblico ai vostri concerti,
soprattutto quelli che non vi conoscono?
Difficoltà no! Anzi suonare dal vivo ci piace molto e forse è una
delle dimensioni che più ci caratterizza. Ai nostri concerti diciamo
che la gente reagisce in maniera diametralmente opposta: o gradisce
appieno i nostri pezzi, oppure rimane indifferente. Questo forse è
anche dovuto al fatto che non siamo proprio catalogabili, e che le
nostre differenti influenze possano spiazzare l’ascoltatore.
Perché il nome “Convergence”,
ci spiegate la sua nascita?
Dunque, il nome “Convergence” rappresenta proprio quello che
cerchiamo di esprimere in musica. Differenti stili, differenti
generi, differenti stati d’animo; la nostra proposta è la
“convergenza” e l’unione di questi elementi.
Dal vostro lavoro ho
visto, anzi ho sentito che avete un buon rapporto con la tecnologia
e con i nuovi mezzi messi a disposizione. E tra i nuovi mezzi c’è
anche il fenomeno file sharing (mp3) li trovate utili alla carriera
di una band o rovinano il mercato e buttano sul lastrico tutta
l’industria discografica come affermano le major label?
Diciamo che ci sono aspetti positivi e aspetti negativi. Gli mp3
consentono a gruppi come il nostro di far conoscere la nostra musica
a un gran numero di persone, a patto che ci sia una risposta in
grado di permettere al gruppo di sostenere economicamente la propria
attività. È chiaro che se una band del nostro livello non vende cd,
si preclude la possibilità di dare un seguito al proprio lavoro;
questo invece non è il caso di band affermate per le quali l’mp3 può
solo essere un’ulteriore fonte di guadagno.
Progetti per il futuro?
Sicuramente suonare il più possibile, far conoscere la nostra
musica, e cercare un contratto di distribuzione e discografico.
Vi ringrazio per la
disponibilità e lascio a Voi la conclusione dell’intervista.
Ringrazio voi per la vostra disponibilità e vi invito a visitare il
nostro sito www.convergence.it. Un ultimo messaggio: La Musica di
qualità c'è anche nel nostro paese, aiutatela a farla emergere,
ascoltatela anche se vi sembra troppo vicina a voi, e non pensate
che solo gli "Altri" siano in grado di farla! ROCK ON!!!
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