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Scritto da ABADDON   
lunedě 29 giugno 2009
Risponde: XXVII, voce dei Common Grave

In apertura di questa intervista ci tengo a dire che i Common Grave sono, a mio giudizio, una delle realtà più valide del Metal italiano; non mi baso solo sui numeri o sul "sentito dire" [le vendite del loro materiale vanno piuttosto bene, ed i commenti sono sempre molto positivi], ma lo dico perché ascoltando il loro album sono stato letteralmente fulminato dalla profondità e dalla personalità che vi si trova in esso. Lo si nota fin dai primi minuti di Musica che c'è qualcosa di più della semplice "voglia di suonare" presente in qualsiasi musicista esistente, lo si percepisce ad ogni ascolto che è la passione [sorretta ovviamente da una buona tecnica e tanto talento] a spingere questi uomini e a dargli le capacità di continuare a fare quello che fanno.
Buona lettura.


La prima domanda che voglio porgere riguarda le circostanze in cui la band è nata. Come vi siete conosciuti e come è maturata l'idea di formare i Common Grave?
Io, MZ e EM ci conoscevamo già, abitando nello stesso paese. Avendo gli stessi gusti musicali abbiamo cominciato a suonare qualcosa assieme. Grazie a conoscenze comuni, alla band si sono poi uniti Blackthorn e AR, e successivamente EM è stato sostituito da Suffer. AR ha recentemente lasciato la band e attualmente stiamo provando un paio di nuovi bassisti.

Ho notato, leggendo dei dati biografici su di voi, che siete nati come Common Grave nel 1999 ma che la prima demo risale solo al 2005. Come si spiega quel vuoto di 6 anni?
La formazione del gruppo è diventata stabile e completa nel 2001, con l'entrata di Suffer. Da quel momento in poi è cominciata un'evoluzione che, come scritto nella biografia, ci ha portato nel 2003 a scartare tutta la produzione precedente (compresa una registrazione mai pubblicata) e a comporre le canzoni che hanno formato “Il Male di Vivere”.
Il processo di composizione, iniziato appunto durante il 2003, è durato molto perchè volevamo che l'album fosse come lo concepivamo nelle nostre menti. Alcune canzoni sono state scartate. Le idee da mettere in pratica erano molte e ci è servito del tempo per maturare stilisticamente e tecnicamente, al fine di raggiungere il risultato desiderato.
Inoltre le canzoni sono molto ricche e complesse, ogni riff per noi deve essere significativo e raramente si trovano ripetizioni dello stesso riff all'interno di una canzone.
Spesso si sentono album nei quali solo 2 o 3 canzoni sono degne di nota, oppure dove solo un riff  per ogni canzone è veramente bello e viene ricordato, mentre il resto è solo riempitivo.
Noi invece cerchiamo di fare il contrario, cioè dare importanza ad ogni momento della canzone, cerchiamo di comporre canzoni di alta qualità, dove ogni riff meriti di essere ascoltato con attenzione, perchè racchiude in sé molte cose da scoprire.
Ovviamente questo processo richiede un certo tempo che va moltiplicato per ogni strumento.
Tieni anche conto che comporre un album da oltre 60 minuti non-stop richiede più tempo di un album dalla durata più comune di circa 40 minuti.

Cosa ne pensi della vostra etichetta Eerie Art Records? Mi ha abbastanza colpito il fatto che siate stati messi sotto contratto dopo la sola pubblicazione di una demo, non è una cosa molto frequente.
La Eerie Art si è sempre dimostrata lungimirante nello scegliere i gruppi e allo stesso tempo attenta alla qualità e l'intensità della musica.
Penso che abbia deciso di pubblicare il nostro album proprio perchè frutto di un lungo lavoro.
E’ stata una nostra scelta quella di non pubblicare numerosi demo. Ne abbiamo prodotto uno nel 2005 che era più che altro una prova di registrazione, poi ci siamo concentrati solo sull’album e dopo la sua registrazione abbiamo prodotto il singolo, con lo scopo di trovare un’etichetta e pubblicizzarci.
Risparmiare tempo e denaro non producendo numerosi demo dalla qualità e dall’utilità mediocre si è rivelata la scelta giusta e ci ha dato l’opportunità di pubblicare il nostro primo album sotto la EAR.
Non ho nulla da ridire riguardo al loro lavoro, si sono sempre dimostrati disponibili, attenti e attivi.
Le vendite sono andate bene e a breve ci sarà una ristampa.
Inoltre parteciperemo con una traccia inedita alla compilation celebrativa dei 5 anni dell’etichetta.

Come avviene il songwriting? Curi tu i testi e poi lasci la composizione agli altri membri oppure nasce tutto da un forte lavoro di gruppo sia dal lato delle lyrics che da quello musicale?
Il songwriting inizia con i riff di chitarra, che naturalmente sono la colonna portante della nostra musica, ai quali si aggiungono successivamente batteria e basso, e infine la testo e voce.
Alla composizione partecipiamo un po' tutti, dopo che sono state gettate le basi delle due chitarre, contribuendo a trovare la soluzione che ci soddisfa di più, mentre i testi finora sono sempre stati scritti da me.
Nulla di insolito dunque...

Da che elementi traete ispirazione per i vostri testi?
Spesso lascio che sia la musica a cercare in me le emozioni che poi traduco in parole, basandomi sulle mie esperienze personali e sulle mie riflessioni sull'esistenza.
Alcune volte accade il contrario, per cui aspetto che arrivi la canzone adatta per poter parlare di qualcosa che ho già in mente.

Parliamo dell'album. Perché proprio "Il Male Di Vivere"? Quali sono le motivazioni che si celano dietro questo vostro (più che ottimo) lavoro e che vi hanno spinto in una determinata direzione?
Le canzoni dell'album sono state composte lungo un periodo piuttosto ampio, senza pensare a un filo conduttore che le collegasse. Durante questo periodo siamo anche maturati sia come persone che come musicisti, quindi dalla prima canzone composta fino all'ultima, diverse cose sono cambiate, e questo si può riscontrare anche dal grado di “maturità” che hanno alcune canzoni rispetto ad altre.
Tuttavia alla fine ci siamo accorti che tutto ciò che avevamo creato aveva avuto come motore uno stato d'animo, un'inquietudine, un malessere, che appunto si poteva riassumere nel noto “male di vivere”.

La scelta della lingua inglese è stata una questione di stile o l'avete adottata per poter diffondere l'album in una fascia più larga di potenziali ascoltatori?
Oltre a permettere la comprensione dei testi ad un pubblico più ampio, personalmente mi suona meglio cantare in inglese, mi trovo più a mio agio.
Trovo che l’inglese e soprattutto il tedesco e altre lingue nordiche siano più adatte a questa musica, grazie ai suoni più aspri e ruvidi rispetto all’italiano.
Tuttavia spesso mi manca la poesia e la ricchezza espressiva della nostra lingua.

Avete in progetto qualche data live?
Nessuna per ora, in quanto le condizioni per suonare sono sempre meno dignitose, tuttavia siamo sempre disponibili a valutare eventuali proposte.

Che ne pensi della scena musicale italiana? [ovviamente quella che più si avvicina al vostro genere ed alla vostra situazione]
Non credo di essere la persona più adatta a rispondere, visto che per motivi di tempo e di scarso interesse seguo veramente poco le nuove uscite italiane e non, ma cerco di farlo comunque per quello che conosco e per le impressioni che ho a riguardo…
Se si intende come scena un insieme di gruppi uniti da uno stile o uno scopo comune, non credo ce ne sia una in Italia.
Se si intende l'insieme di gruppi provenienti dall'Italia, sicuramente ce ne sono molti, di cui pochi propongono qualcosa di interessante e di qualità, e questi ultimi non necessariamente sono i più conosciuti (ma questo non è affatto un problema solo italiano).
Ne vedo tanti invece dediti al cazzeggio e non alla ricerca di un'identità.
Il vero problema dell'Italia, che piaga ogni tipo di espressione artistica o di capacità intellettuale, è che non sa riconoscere e valorizzare i propri talenti.
Cosa che all'estero invece riesce benissimo, anche verso gli stessi italiani.

Potresti dare qualche informazione riguardo al nuovo album?
Non c’è ancora molto da dire…le nuove canzoni proseguono lo stile de “Il male di vivere” e “The end of all things” che erano le più recenti dell’album. Tuttavia incorporano qualche elemento nuovo, qualcosa che non abbiamo fatto prima.
Continuiamo insomma la nostra evoluzione cercando di spaziare e sperimentare di più, mantenendo sempre la nostra identità.
Ci sono 5 canzoni in attesa di basso e voce, quindi per me è ancora un po’ presto per avere una visione d’insieme dell’album completo.

Hai qualcosa in particolare da dire, in chiusura di questa piacevole "chiaccherata"?
Grazie mille della disponibilità, spero di avere presto altre occasioni per tornare a parlare dei Common Grave.
Vorrei ringraziare chi apprezza la nostra musica e ci supporta in qualsiasi modo, inclusa questa intervista.
Presto sarà disponibile la ristampa de “Il Male di Vivere”, del quale abbiamo ancora alcune copie.
Se qualcuno fosse interessato può contattare direttamente la band via myspace o mail.
Infine, come ho già accennato, annuncio che uscirà per Eerie Art Records una compilation celebrativa dei 5 anni dell’etichetta, alla quale parteciperemo, come le altre band, con una traccia inedita.
 
Per ogni informazione rimando al sito della EAR www.eerieartrecords.com.
I nostri contatti invece sono:
www.myspace.com/blackcommongrave
www.commongrave.it

Grazie ad XXVII per la partecipazione.
Ultimo aggiornamento ( martedě 30 giugno 2009 )
 
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