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Metal Zone ha il grande onore di
intervistare gli Abysmal Grief. Salve presentate il gruppo ai nostri
lettori e ci raccontate qualcosa di voi.
R.G.) Ciao, beh non saprei proprio come riassumere questi ultimi 12 anni
in una presentazione che non risulti noiosa… Posso solo presentarmi
dicendo che noi siamo gli Abysmal Grief, e componiamo musica per persone
che come noi sono fortemente attratte da tutto ciò che è senza vita.
Il vostro nuovo lavoro si chiama “Abysmal Grief”, ci raccontate di
lui?
R.G.) L’album “Abysmal Grief” è formato da canzoni scritte in un arco di
tempo piuttosto lungo, all’incirca dal 1999 al 2003, e che ho deciso di
raggruppare in un unico lavoro per le forti affinità concettuali che le
legano, essendo tutte incentrate prevalentemente sui rapporti medianici.
La versione cd contiene anche il mini LP “Mors Eleison” uscito nel 2006
per la I Hate Rec. Al momento ha ricevuto un ottimo consenso da pubblico
e stampa specializzata, e siamo soddisfatti dell’obiettivo raggiunto,
nonostante gli innumerevoli problemi in fase di produzione e il grande
ritardo con cui è stato pubblicato.
Vi formate nel 1995, con un nome differente e con un genere
differente, cosa non ha funzionato in quel progetto che è durato appena
un anno?
R.G.) Prima di formare gli Abysmal Grief ognuno di noi ha avuto modo di
suonare in qualche gruppo insieme ad amici o compagni di scuola, ed io
avevo creato una band dal nome Ahriman insieme a membri di Hastur e
Sacradis, ma non abbiamo mai registrato nulla. Il progetto Abysmal Grief
lo avevo in mente già da quegli anni ma il gruppo vero e proprio si è
concretizzato solo con l’arrivo di Labes C.Necrothytus alla fine del
1996 e con la registrazione del demotape “Funereal” a cavallo tra il ’97
e il ’98.
In diverse interviste e nella
vostra biografia ho letto che portate avanti un discorso
filosofico-esoterico basato soprattutto sul culto della Morte,
inserendolo in un contesto musicale legato alla tradizione doom italiana
a cavallo tra gli anni settanta e ottanta. Come è nato questo interesse
e perché l’esigenza di trasformarla in musica?
R.G.) Da sempre mi sono sentito attratto dai cimiteri e da tutto ciò che
in qualche modo aveva a che fare con la sfera del Sovrannaturale, ed è
risultato del tutto normale il ritrovarmi a voler esprimere attraverso
dei suoni le immagini che la mia mente era solita creare in particolari
momenti di depressione, solitudine o alterazione “indotta”. Il fatto poi
che il nostro genere musicale si rifaccia a un particolare filone è del
tutto casuale e deriva, penso, dalla mia predilezione verso il Dark, il
Doom, e tutto ciò che trasmette un senso di lentezza e solennità.
In un’intervista hai risposto che non vi sentite per niente
religiosi, se non sbaglio. Però in due dei brani che compongono “Abysmal
Grief”, ed esattamente "The Necromass: Always They Answer", e "Requies
Aeterna", troviamo inserite delle preghiere in latino. Come mai?
R.G.) Infatti non abbiamo nulla a che fare con nessun dogma religioso.
L’estrapolazione di cerimoniali tipicamente “cristiani” è dovuto al
fatto che considero alcuni momenti della liturgia cattolica estremamente
sinistri e con una forte componente ammonitiva, specie quando espressi
attraverso l’uso del latino. E il fatto di aver avuto come “cerimoniere”
su “The Necromass..” Mario Di Donato, ha reso il tutto ancora più
solenne.
Oltre all’esoterismo e al culto della Morte, che altri interessi
confluiscono nella vostra musica e nei vostri testi?
R.G.) La maggior parte delle nostre composizioni risente di sicuro di
una forte influenza esoterica, ma ritengo altrettanto fondamentale la
componente Horror, anche se forse molto più marcatamente in passato che
non nelle ultime composizioni.
Quali gruppi vi hanno maggiormente
influenzato durante la vostra carriera?
R.G.) E’ innegabile per noi l’influenza dei Death SS del periodo
Sylvester/Chain, oltre che di tutti i grandi nomi della tradizione
musicale esoterica italiana, specialmente Jacula e Mortuary Drape.
Come descrivereste la vostra musica a una persona che non vi ha mai
ascoltato?
R.G.) In genere noi ci definiamo sbrigativamente “Horror Metal”, dato
che non ci piace usare troppe parole per spiegare la nostra musica.
Riuscite a portare la vostra musica dal vivo, o meglio a portare la
stessa atmosfera e le stesse emozioni che trasmettete con un cd o lp dal
vivo?
R.G.) Direi il più delle volte sì, anche perché non abbiamo la smania di
suonare per forza dal vivo in contesti che potrebbero non prestarsi alle
nostre esigenze “scenografiche”, quindi le poche volte che decidiamo di
fare un concerto è perché siamo piuttosto sicuri del luogo,
dell’organizzazione e del tipo di audience che incontreremo. Non ci
interessa assolutamente farci pubblicità per forza, rischiando di
snaturare il nostro impatto e soprattutto il nostro messaggio.
C’è qualche personaggio italiano
con cui suonereste volentieri?
R.G.) Per amicizia e “affinità” tematiche di sicuro i Mortuary Drape,
magari facendo qualche data fuori dall’Italia dove abbiamo da anni un
buon seguito. Oppure anche con gente come Antonius Rex, Bulldozer, Devil
Doll, Evol, ma sarà piuttosto improbabile che ciò accada…
Cos’è la musica, in particolare il doom, per voi?
R.G.) Il modo più naturale e diretto con cui esprimiamo la parte
spirituale di noi stessi che altrimenti rimarrebbe sopita nello
squallore delle nostre vite.
Come nasce un vostro brano?
R.G.) In genere da miei riff di chitarra o da un giro di tastiera di
Labes, su cui poi si struttura l’intero evolversi del pezzo. In ultimo
scrivo io il testo, e quindi ci si ritrova per provarlo tutti insieme e
per gli eventuali arrangiamenti.
Ci sono differenze sostanziali tra
l’ultimo “Abysmal Grief” e i precedenti lavori? O sono un filo unico?
R.G.) Non credo ci siano differenze sostanziali tra i nostri vari
lavori. Forse una qualche maturazione sul lato prettamente musicale in
questi anni c’è stata, ma l’aura che traspare dal nostro ultimo disco è
esattamente la stessa che puoi avvertire ascoltando il primo demotape.
Ho letto da diverse parti che venite descritti come “menagrami” a
causa del vostro interesse e del vostro vestiario, non vi da fastidio
questa definizione?
R.G.) Si, in effetti qualcuno mi ha già fatto qualche commento simile!
Se è questo ciò che si avverte, vuol dire che qualcosa del nostro
messaggio comunque è arrivato, e il prossimo album (che ci stiamo
accingendo a registrare nei prossimi mesi) non si discosterà poi molto
da questa definizione, a cominciare dal titolo: “Misfortune”.
Progetti per il futuro?
R.G.) In queste settimane dovrebbe finalmente uscire su Horror Rec. la
ristampa in picture disc del 7” “Hearse”, e più in là uno split 7”
Abysmal Grief/Denial of God. Inoltre, come ti ho già annunciato, nei
prossimi mesi ci dedicheremo alla registrazione del secondo disco, che
mi auguro uscirà entro il 2009. Il prossimo autunno inoltre ci
dedicheremo a suonare un po’ dal vivo, sempre che non ci capiti nulla di
particolarmente avverso.
Vi ringrazio per la vostra disponibilità e lascio a voi la
conclusione dell’intervista. Potete dire tutto quello che volete.
R.G.) Ne approfitto solamente per ringraziarti dell’interesse
dimostratoci. In Morte.
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